Archivio per l'anno 2007

“Finalmente i prodotti innovativi per la cura delle lesioni cutanee non saranno più a carico dei malati ma a carico del SSN”

Modificata radicalmente la normativa in merito alla cura delle “ferite difficili”, a beneficiarne circa due milioni di malati. Alla vigilia della clamorosa protesta in piazza dei malati con piaghe da decubito prevista per oggi, ieri in extremis, una delegazione di Federanziani è stata convocata presso il Ministero della Salute. Al tavolo dei lavori terminati in tarda serata erano presenti il Sottosegretario Serafino Zucchelli e il Direttore generale Filippo Palumbo. Fondamentale per la nuova normativa, l’uscita delle competenze dall’area dell’assistenza protesica per transitare in quella dell’area integrativa. E’ quanto afferma il Presidente di Federanziani, Roberto Messina, commentando con soddisfazione i nuovi provvedimenti che saranno adottati dal Governo entro Natale.

“In sintesi nella nuova normativa tutti i malati di ferite difficili (piaghe da decubito, ulcere cutanee, etc) potranno dal 2008 ritirare tali presidi presso le farmacie, o lo potranno fare presso le Asl, o averli in ospedale o in case di cura se ricoverati. Questo quanto sarà previsto nell’aggiornamento dei Lea per i malati affetti da queste patologie. Tutte le medicazioni avanzate alginati a base di sali calcio e/o sodio della miscela di mannuronico e glucaronico, le medicazioni in idrocoloidi o idrofibra, medicazioni in gel idrofilo, in argento e in poliuretano in forma di schiuma o in forma gelificata, saranno dispensate gratuitamente nelle diverse modalità, concentrazioni e formati. Federanziani, nel corso della riunione, ha proposto ai rappresentanti del Ministero della Salute presenti, di inserire altri due tipi di medicazioni innovative e necessarie per molti malati: le medicazioni con antidolorifici a rilascio lento, importanti per la cura del dolore locale e la conseguente protezione gastrica, e le terapie con trattamento sottovuoto delle lesioni/ferite fondamentali per la drastica riduzione del tempo di ospedalizzazione e cura delle lesioni per i malati più gravi”, ha continuato Roberto Messina.

“Per dispensare i presidi in questione, occorrerà una prescrizione di medici specialisti, in particolare diabetologi, chirurghi plastici e vascolari, flebologi, dermatologi, vulnologi, dopo aver visitato e valutato la ferita del paziente. Federanziani nel corso della riunione ha proposto al Ministero della Salute, l’adozione di un modello di un Piano Terapeutico per la prescrizione, ed ha confermato la propria collaborazione per la creazione dell’elenco dei presidi specifici per tali patologie che sarà messo a punto entro 180 giorni dall’entrata in vigore della normativa. Inoltre Federanziani si è resa disponibile anche attraverso la collaborazione dell’AIUC – Associazione Italiana Ulcere Cutanee, nel vigilare su questa importante normativa in favore dei malati affinché sia correttamente rispettata, ma soprattutto non sia fatto abuso di questi presidi da parte di pazienti o da altri soggetti. Siamo soddisfatti di questo importante aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza in merito alle ferite difficili”, ha proseguito il Presidente di Federanziani Roberto Messina.

“Vogliamo riconoscere che in questa occasione il Governo, in particolare il Ministero della Salute ha rispettato gli impegni presi con i pazienti, che devono tornare al centro della cura specialmente i più indifesi come gli anziani malati, con basso reddito ma soprattutto soli. Anche se la modifica è arrivata all’ultimo secondo, questo dimostra che quando si vuole raggiungere un obbiettivo importante come la presa in carico di tali patologie, si mettono in campo uomini preparati e soprattutto dotati di quel senso di responsabilità che serve al nostro Paese. Un grande apprezzamento vogliamo riconoscere al lavoro svolto dal Dr. Claudio De Vincentis, Consigliere economico del Ministro Visco e al Dr Filippo Palumbo, Direttore Generale del Ministero della Salute per aver sostenuto con grande disponibilità le necessità dei malati da piaghe da decubito ad ottenere tali presidi gratuitamente”, ha concluso Roberto Messina.

Roma, 11/12/2007

“Fatti, non parole. I malati con piaghe da decubito e le loro famiglie ritengono che la misura sia colma e per richiamare l’attenzione del Governo e delle Istituzioni sulle rilevanti spese necessarie per le loro medicazioni quotidiane si apprestano ad una protesta clamorosa scendendo in piazza per manifestare pubblicamente il loro disagio.” Lo ha dichiarato Roberto Messina, Presidente di Federanziani, annunciando la mobilitazione di Federanziani e dei malati con piaghe da decubito prevista per l’11 dicembre alle 11 in Piazza Montecitorio. Secondo l’Ufficio Studi di Federanziani sono circa 2 milioni gli italiani affetti da ulcere della pelle dovute a piaghe da decubito, da diabete e di origine chirurgica che costano alla sanità pubblica quasi 1 miliardo di euro l’anno, mentre fanno perdere poco meno di 500 mila giornate di lavoro al sistema produttivo, tra pazienti e familiari dei malati che non si recano in ufficio per assisterli.
“La nostra Federazione , consapevole del fatto che sarebbe insostenibile dal punto di vista economico pretendere la totale rimborsabilità dei farmaci ai malati, si batte per la riduzione dell’IVA sulle medicazoni dall’attuale 20 al 4% Vale la pena di ricordare che soltanto la Regione Piemonte dispone di una normativa che dispensa gratuitamente i presidi necessari per medicarsi a tutti i soggetti affetti da ferite difficili”, ha proseguito Messina.
“I nostri anziani, con un reddito medio di 600 euro mensili, sostenendo un costo per acquistare le medicazioni che si aggira tra i 100 e 250 euro al mese, non riescono a sostenere il costo della loro patologia. Resta inteso che Federanziani è disponibile a far rientrare la clamorosa protesta nel momento in cui il Governo aprisse al dialogo e alla trattativa su elementi concreti”, ha concluso Messina.

Roma, 06/12/2007

“Dopo ripetute promesse, andate deluse per intervenire a favore dei malati di ferite difficili fatte da esponenti istituzionali, sia del Ministero competente sia della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, Federanziani è pronta a portare in Piazza Montecitorio una rappresentanza dei  2 milioni di questi anziani malati, per far vedere e capire come questa patologia condiziona gravemente la vita di queste persone”, ha dichiarato Roberto Messina, Presidente di Federanziani, lanciando un monito al Governo affinché apra urgentemente un dialogo volto ad intervenire seriamente per sgravare economicamente chi soffre di questa malattia.

“La nostra Federazione è impegnata attivamente su questa tematica, e si batte da tempo per far riconoscere un diritto negato, ma conoscendo perfettamente le condizioni in cui versa il nostro sistema sanitario è perfettamente consapevole che, al momento, richiedere  la rimborsabilità risulterebbe a dir poco impossibile. Soltanto la Regione Piemonte dispone di una normativa che a tutti i soggetti affetti da ferite difficili dispensa gratuitamente i materiale necessari per medicarsi.

Nel corso dell’ultimo anno, abbiamo dialogato con il Ministero della Salute, sono intervenuti esponenti istituzionali nei vari convegni e congressi organizzati sul tema, promettendoci rimborsabilità o diminuzione dell’Iva, ed inserimento nei LEA anche per coloro che non fanno parte del circuito ADI, ma al momento non vediamo recepite le nostre richieste.” ha proseguito Roberto Messina.

“I nostri anziani, con il loro reddito medio di 600 euro, vedono depauperare le loro entrate per acquistare le medicazioni, sostenendo un costo che si aggira tra i 100 e 250 euro al mese. Inoltre, fatto assurdo, pagano il 20 % di Iva (imposta sul valore aggiunto) come se avere una piaga fosse un valore aggiunto. Purtroppo se ad una persona viene riconosciuta una invalidità  paga l’Iva al 4% su questi prodotti, peccato però, ad esempio, che tutti i malati terminali oncologici così come tutti gli anziani in fin di vita, muoiono prima di avere riconosciuta lo loro invalidità, quindi prima di poter risparmiare l’Iva, dato che al momento le medicazioni avanzate per curare tali ferite non sono dispensate dal SSN (solo se si è in regime di ricovero, in alcuni ospedali le dispensano, e solo fino alla dimissione)”.

“Ora basta! Se dobbiamo sensibilizzare il Parlamento mostrando le nostre “ferite difficili”, per far rendere conto ai nostri decisori politici di cosa stiamo parlando e quali diritti ci stanno negando, siamo pronti a farlo!” ha concluso Roberto Messina.

Roma, 30/11/2007

“Chiedete di controllare la data di scadenza dei farmaci che vengono somministrati ai vostri congiunti e se riscontrate la presenza di medicinali scaduti avvertite immediatamente i Nas. E’ questo l’appello che abbiamo ritenuto di rivolgere ai cittadini che hanno i propri familiari nelle case di riposo o nelle residenze di assistenza degli anziani.

E’ quanto ha dichiarato Roberto Messina Presidente di  FederAnziani – a margine dell’intervento del Comandante dei Nas, Saverio Cotticelli, al convegno di Farmindustria “Il Settore Farmaceutico chiede meno leggi e più controlli. Il comandante dei Nas nella sua relazione ha evidenziato che sono state rinvenute quantità importanti di farmaci scaduti in centri di accoglienza per anziani e in diverse case di cura private.

L’attività svolta dai Nas è senza dubbio encomiabile. Per questo occorrerebbe stanziare maggiori risorse economiche per permettere al nucleo di effettuare controlli ancora più mirati e capillari sulle strutture che ospitano gli anziani. In tal modo saremmo tutti più garantiti e la salute degli anziani sarà tutelata anche quando si trovano lontano dalle famiglie di origine” ha proseguito Roberto Messina.

“Il problema dei farmaci scaduti tocca in maniera particolare gli anziani che in molti casi sono costretti ad assumere più medicinali al giorno. Per loro risulta difficile ricordarsi i dosaggi e può anche capitare che omettano di controllarne la scadenza. Ci è anche capitato che molti iscritti alla nostra Federazione si siano lamentati per i caratteri eccessivamente piccoli stampati sulle etichette. A questo proposito le aziende farmaceutiche potrebbero ingrandire ed evidenziare con appositi colori le data di scadenza. Sarebbe un piccolo aiuto per chi è in là con gli anni e ha problemi di vista”, ha concluso Roberto Messina.

Roma, 27/11/2007

Previdenza e assistenza pesano su ogni lavoratore per 1.112 euro al mese: una cifra significativa che abbatte il reddito netto, ma che, nei prossimi anni, è destinata ad essere insufficiente per coprire il fabbisogno delle due maggiori voci di spesa del bilancio statale. Questa mattina nel corso della presentazione dello studio nella sede romana di FederAnziani, l’associazione che riunisce quanti operano nel campo della terza età, il Presidente Roberto Messina ha passato sotto la lente d’ingrandimento la dinamica della spesa per la sanità e per le pensioni, giungendo a risultati allarmanti. “Alla base di tutto c’è l’invecchiamento progressivo e costante della popolazione italiana, che nell’arco di 15 anni subirà una accelerazione continua. Nel 2020, infatti, ci saranno da “mantenere” circa 4 mln di pensionati in più: un trend che potrebbe mandare in tilt il welfare di base del nostro Paese. In caso di assetto costante della popolazione (circa 59 mln), gli over 65enni passeranno dall’attuale 19,8% al 23,6% del 2020, mentre gli ultraottantenni saranno il 7,6% della popolazione (5,2% nel 2006)”.

PENSIONI.

Oggi vi sono 72 titolari di pensione per ogni 100 lavoratori, pari ad un rapporto 1,3 lavoratore per pensionato, tra tre lustri, invece, i cittadini in quiescenza saranno di più di quelli in attività. L’importo totale dei redditi da pensione è pari a 207,9 mld di euro all’anno, distribuito su 16.561.600 soggetti titolari (le pensioni di vecchiaia sono 10.753.424, quelle di invalidità 2.207.383, quelle ai superstiti 5.569.33, quelle indennitarie 1.069.546, agli invalidi civili 2.057.881 le pensioni sociali 744.235 infine quelle destinate ai beneficiari di pensione di guerra 406.742), mentre l’importo medio lordo mensile degli assegni è di poco superiore ai 1000 euro al mese. La spesa è sostenuta in gran parte dai 22.747.000 occupati, con una incidenza per lavoratore di 761,91 euro/mese (9.142,92 euro all’anno). In maniera del tutto approssimativa si può pensare i 4 mln di pensionati in più del 2020 richiederanno risorse per almeno 4-5 miliardi all’anno (costo attuale), a fronte di una diminuzione dei contribuenti dell’Inps, soprattutto quelli a reddito fisso e costante.

SANITA’.

La spesa sanitaria ripartita per classi di età è consumata dalla fascia di età degli over 65 per il 52,1%; per il 25,2% dalla fascia 35-64 anni e il restante 22,7 dalla fascia 0-34 anni. Per finanziare il Ssn occorreranno per l’anno in corso ben 96,6 miliardi di euro provenienti dai redditi dei lavoratori, sui quali pesano in media, 353 euro al mese per un totale di 4247 all’anno. Considerando che con l’ingresso di 4 mln di nuovi anziani sopra i 65 anni, oggi sarebbero necessari almeno 12 miliardi di euro in più all’anno per garantire cure e assistenza (3800 euro la spesa pro capite da cui va detratta la minore spesa di 800 euro per la corrispondente minore popolazione under 65 anni).

Rilevante fra tutti i dati, gli oltre 4,115 milioni di beneficiari di pensioni che non arriva a 500 euro mese, nella fascia ricompresa tra 500 e 1000 euro sono oltre 5,266 milioni, da 1000 a 1500 euro sono 3,820 milioni da 1500 a 2000 euro sono 1,879 milioni infine le pensioni che superano i 2000 euro sono 1,479 milioni”.

Particolare e l’analisi dei redditi pensionistici per classe di età la fascia ricompresa tra i 40-64 anni percepisce mediamente 13,381 mila euro annui, quella dai 65-79 anni 12,506, oltre gli 80 anni 12,967, mentre fanalino di coda sono le fasce 0-14 con 3.386 annui e 15-39 anni con 4.924 euro.

Per i beneficiari di pensioni sociali colpisce in maniera particolare le 848 persone che percepiscono oltre 2000 euro mese, le 8744 persone che percepiscono una cifra tra 1500 e 2000 euro, mentre la maggior parte, circa 109.000 persone non arrivano a 1000 euro. Infine i beneficiari di pensioni o assegni sociali risiedono prevalentemente nel mezzogiorno assorbendo circa il 50% dell’importo complessivo pari a 5,7 miliardi di euro.

“La problematica è di ampio spettro – ha ammonito il Presidente di Federanziani, Roberto Messina – e deve essere affrontata senza interessi di parte. Occorrono politiche settoriali di contenimento della spesa, maggiori controlli sugli effettivi requisiti dei percettori di pensione d’invalidità, specialmente nel Mezzogiorno e la creazione di un Fondo per i non autosufficienti, anche con una tassa di scopo. La rivoluzione silente è già iniziata, ma facciamo di tutto per ignorarla”.

L’evoluzione prevista della popolazione italiana

ANNI Struttura peretà della popolazione (%) Età media Indicatori strutturali Dipendenzaanziani
0-14 15-64 65+ 80+ Vecchiaia Dipendenzastrutturale
2001 14,4 67,4 18,2 4,1 41,6 127,0 48,4 27,1
2002 14,4 67,2 18,5 4,3 41,8 128,8 48,9 27,5
2003 14,4 66,9 18,8 4,5 42,0 130,8 49,5 28,1
2004 14,3 66,6 19,1 4,8 42,3 133,5 50,2 28,7
2005 14,3 66,2 19,5 5,0 42,5 136,1 51,0 29,4
2006 14,3 65,9 19,8 5,2 42,7 138,8 51,7 30,0
2007 14,2 65,7 20,0 5,3 42,9 140,7 52,1 30,5
2008 14,2 65,6 20,2 5,5 43,1 142,8 52,4 30,8
2009 14,1 65,4 20,4 5,7 43,4 144,6 52,8 31,2
2010 14,1 65,3 20,6 5,9 43,6 146,2 53,1 31,5
2011 14,0 65,2 20,7 6,2 43,8 147,6 53,3 31,8
2012 14,0 64,9 21,1 6,3 44,1 151,2 54,1 32,6
2013 13,9 64,6 21,5 6,5 44,3 154,8 54,9 33,3
2014 13,8 64,3 21,9 6,6 44,5 158,7 55,6 34,1
2015 13,7 64,1 22,2 6,8 44,8 162,4 56,1 34,7
2016 13,6 63,9 22,5 7,0 45,0 166,2 56,5 35,3
2017 13,4 63,8 22,8 7,1 45,2 170,0 56,8 35,7
2018 13,2 63,7 23,0 7,2 45,5 174,2 56,9 36,2
2019 13,0 63,7 23,3 7,4 45,7 178,6 57,1 36,6
2020 12,9 63,5 23,6 7,6 45,9 183,6 57,4 37,2
2025 12,0 62,6 25,4 8,3 47,1 211,0 59,7 40,5
2030 11,6 60,4 28,0 9,4 48,1 241,6 65,6 46,4
2035 11,5 57,6 30,9 10,3 49,0 268,6 73,6 53,6
2040 11,6 55,2 33,2 11,2 49,7 287,5 81,1 60,1
2045 11,6 54,1 34,4 12,7 50,2 297,4 84,9 63,5
2050 11,4 54,2 34,4 14,2 50,5 301,1 84,6 63,5

Fonte:Istat,  Tabelle contenute nel SIC (Sanità in Cifre) edito da FederAnziani

Spesa sanitaria pro capite per classi di età (Anno 2003)

Classi di età Euro Spesa privataNumeri indici

(Totale=1 00)

Spesa pubblica Euro Numeri indici

(Totale=1 00)

Euro Spesa totaleNumeri indici

(Totale=100)

Da 0 a 34 anni 322 77,4 798 56,6 1,200 61,3
Da 35 a 64 anni 443 106,5 784 55,6 1,227 67,2
Da 65 anni e più 557 133,9 3,862 273,9 4,419 242,0
Media Totale 416 100,0 1,410 100,0 1,826 100,0

“Abbiamo accolto con favore l’approvazione dell’emendamento in Finanziaria che riguarda l’esenzione dal pagamento del canone Rai per gli over 75enni con un reddito non superiore a 516,46 euro mensili, istanza che ci è arrivata direttamente dai cittadini e  che abbiamo più volte sottoposto alle Istituzioni, per fare in modo che questa tassa non incidesse sulle povere tasche di pensionati utrasettantacinquenni. Mentre come Federanziani siamo fortemente contrari perchè riteniamo l’ emendamento riguardante la prescrizione del solo principio attivo per i farmaci di fascia C (a carico dei cittadini) con obbligo di ricetta, perchè riteniamo lo stesso possa produrre solo danni agli anziani, chiediamo inoltre con forza l’applicazione di un provvedimento  approvato già nella Finanziaria 2004 che prevedeva la riduzione dell’Iva al 4% per i presidi sanitari per le ferite difficili e mai applicato”. Lo ha dichiarato Roberto Messina, Presidente di Federanziani a commento dei lavori in Parlamento.

” Andare a complicare la vita agli anziani con medicine dal nome astruso, come in genere i nomi dei principi attivi dei farmaci – aggiunge Messina – e’ pressoché un accanimento. La persona anziana e’ abitudinaria, comprende e ricorda il nome del farmaco proprio perché il nome commerciale e’ semplice o assonante la patologia che vuole curare. Se vogliamo farlo sbagliare, mandarlo in confusione e fargli assumere male il farmaco così che nasca un problema e quindi una corsa al Pronto Soccorso e quindi danni ed ulteriori costi  per il nostro SSN.

“Condividiamo in pieno anche il parere espresso anche dal presidente della società di Gerontologia e Geriatria, Prof. Roberto Bernabei, sul fatto che  l’ aderenza alla prescrizione, cioè il prendere il o più spesso i farmaci in modo corretto ad evitare effetti dannosi, e’ molto più bassa rispetto al giovane adulto. Problemi di vista, come già hanno ricordato gli oculisti, ma soprattutto i problemi di memoria e possibilità di confusione sono tipici nel vecchio che assume farmaci. Chiediamo pertanto che venga bocciato tale emendamento in quanto potrebbe creare solo dei problemi e nessun vantaggio per la popolazione anziana”, ha proseguito Roberto Messina.

” Inoltre da molto tempo siamo impegnati a sensibilizzare le Istituzioni sul problema delle cosiddette “piaghe da decubito” che nella totalità colpisce quasi 2 milioni di cittadini. All’interno della Finanziaria 2004 era stato inserito un provvedimento all’art. 2 comma 67 che prevedeva un abbattimento dell’aliquota Iva fino al 4% per tutte le medicazioni avanzate necessarie alla cura delle ulcere cutanee. Recentemente abbiamo realizzato un sondaggio   in collaborazione con l’ Associazione Italiana Ulcere Cutanee (A.I.U.C.), l’indagine condotta tramite interviste personali dal medico al paziente è stata effettuata su tutto il territorio nazionale su soggetti affetti da ulcere cutanee assistiti da medici associati all’AIUC.

I 1004  intervistati, rappresentativi degli oltre due milioni di italiani affetti da ferite difficili, soffrono in prevalenza di ulcere alla gamba (per il 53,3%), da decubito (per il 24,2%) del piede (per il 23,3%).

Fra i problemi più avvertiti spicca quello del dolore segnalato come costante dal 42,7% degli intervistati mentre il costo per far fronte alla malattia è quantificato fra i 100 e i 250 euro mensile per il 36% del campione e supera i 250 euro mensili per il 13,2%. E proprio in considerazione dei costi di gestione della patologia che influiscono pesantemente sul budget mensile degli anziani l’88,6% del campione AIUC/FederAnziani ritiene giusto che le Regioni forniscano il materiale di medicazione ai pazienti in grado di automedicarsi.

“Negli ultimi anni il problema “ulcere cutanee” (venose, arteriose, diabetiche, da pressione) ha assunto un’importanza crescente, soprattutto in funzione del progressivo aumento della popolazione in età avanzata e quindi della prevalenza delle patologie cronico-disabilitanti. Si tratta di un vero e proprio problema clinico-assistenziale di crescente importanza, spesso invalidante e di difficile approccio che le Regioni dovrebbero affrontare in maniera organica per garantire prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale. Siamo fiduciosi sul fatto che il Governo possa riservarci attenzione sulle questioni che abbiamo sollevato anche in considerazione del gran numero di cittadini over 65 coinvolti da tali problematiche sanitarie”,  ha concluso Roberto Messina, Presidente di FederAnziani.

Roma, 12/11/2007

“Gli anziani non possono essere chiamati a pagare le conseguenze della cosiddetta politica delle liberalizzazioni. Se infatti, come annunciato da Federfarma, a partire dal 19 novembre prossimo le farmacie non forniranno più farmaci gratuitamente a chi ne ha diritto, i primi a farne le spese saranno i cittadini ultrasessantacinquenni”. Lo ha dichiarato Roberto Messina Presidente di Federanziani a commento della protesta indetta da Federfarma.

“Dal nostro osservatorio privilegiato di Federazione interamente dedicata alla risoluzione delle problematiche sociali e sanitarie degli oltre 10 milioni di italiani over 65, abbiamo constatato che le farmacie rappresentano un punto di riferimento essenziale per la tutela della loro salute. Si tratta di presidi sanitari insostituibili ai quali gli anziani si rivolgono non solo per l’acquisto di farmaci ma anche per consigli medici e per piccoli accertamenti diagnostici.

E’ quindi auspicabile che il Governo, con senso di responsabilità, intervenga immediatamente per ricomporre la frattura con parti coinvolte. In caso contrario potrebbe accadere che molti anziani non abbienti non possano acquistare pagando di tasca propria farmaci indispensabili per la loro stessa sopravvivenza. In altre parole ci domandiamo se sia giusto far ricadere le conseguenze della politica governativa sulle liberalizzazioni sui più deboli” ha concluso Roberto Messina.

Roma, 09/11/2007

Con la vaccinazione allargata ai 50-65enni il risparmio per la collettività sarebbe di 700 milioni di euro

Per la prima volta l’Università Cattolica e il CEIS – Sanità di Tor Vergata ‘danno i numeri’ del risparmio per il Paese

Quest’anno  l’influenza  costerà  al  Paese  fino a 3 miliardi di euro, considerando solamente i soggetti di età compresa tra i 50 e i 64 anni. A questo risultato sono giunti i ricercatori dell’Università Cattolica ‘Sacro Cuore’ di Roma e del CEIS Sanità dell’Università ‘Tor Vergata’, grazie ad uno studio patrocinato da Federanziani, presentato a Roma in una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati dal Presidente di Federanziani Roberto Messina, dal Prof. Americo Cicchetti dell’Università Cattolica di Roma, dal Prof. Francesco S. Mennini del Ceis-Sanità dell’Università ‘Tor Vergata’ di Roma, dall’On. Lionello Cosentino della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, dal Sen. Ignazio Marino Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, dal Sottosegretario al Ministero della Salute Serafino Zucchelli e dal Prof. Fabrizio Pregliasco dell’Istituto di Virologia dell’Università Statale di Milano e membro dello European Influenza Surveillance Scheme.

  • risparmio fino al 25% delle giornate di lavoro altrimenti perse;
  • riduzione dei casi di mortalità fino al 40% (variabile tra il 31 e il 57% al variare del livello di contagiosità e della virulenza attesa del ceppo influenzale);
  • riduzione delle visite mediche del 27%;
  • riduzione delle ospedalizzazioni per influenza del 37%.

Qualche numero per quantificare meglio i vantaggi che la vaccinazione comporterebbe per la collettività, considerato un risparmio economico intorno al 23-24%, (come dire 700 milioni di euro) che comprende:

“In passato la politica non ha mai visto di buon occhio gli investimenti ‘in prevenzione’, perché la breve durata dei Governi ‘sconsigliava’ interventi costosi dei cui benefici avrebbero goduto i Governi successivi; oggi – hanno confermato gli stessi politici presenti – la durata media pluriennale dei Governi autorizza investimenti che, come quello per la vaccinazione anti-influenzale, porterebbero benefici a distanza… di mesi”.
Senza considerare che le stesse aziende ne avrebbero un ‘guadagno’ economico diretto, legato alla minore perdita di giornate lavorative dei propri dipendenti: “ecco perché – ha sottolineato con forza il presidente di Federanziani Roberto Messina – dovrebbero essere incentivate a promuovere una politica vaccinale attiva, seguendo il modello americano che, in questo caso, si è mostrato assolutamente vincente”.
L’analisi condotta dalle due Università “è, tra l’altro, altamente conservativa perché prende in considerazione i risparmi ‘solamente’ per la popolazione tra i 50 ed i 64 anni – sostengono i ricercatori – a fronte di una vaccinazione di massa con livelli di copertura addirittura del 100% in questa fascia di età. Senza considerare che il risparmio prodotto dalla vaccinazione è sottostimato, perché l’alternativa alla vaccinazione sono i nuovi e costosi farmaci antivirali e non i ‘vecchi’ antipiretici come il paracetamolo, ormai generici e quindi poco costosi”. Una ricerca ‘originale’. La metodologia usata dalle Università romane di ‘Tor Vergata’ e della Cattolica presenta due elementi di innovatività rispetto agli studi tradizionali:

  • Il ‘Modello di simulazione dinamico’ originariamente creato e sviluppato dal dipartimento di biometria di Tubingen in Germania, e applicato alla realtà italiana dall’università Cattolica e dal ‘Ceis-Sanità’. Tale modello riproduce il corso dell’infezione del virus dell’influenza nel tempo. Utilizzando come parametro principale il BRN, Basic Reproduction Number, ovvero il numero di individui che un soggetto già infetto può contagiare;
  • Sebbene la stima dei costi e dell’efficacia del vaccino rispetto alle alternative abbia prodotto con il primo modello dei risultati significativi, si è ritenuto opportuno approfondire l’analisi tenendo conto di un ulteriore variabile che può condizionare ed indirizzare le scelte dei decisori e degli operatori sanitari: il budget messo a disposizione dal Servizio Sanitario Nazionale per la somministrazione del vaccino. E’ stato quindi affrontato il problema dell’ottimizzazione vincolata, seguendo la metodologia adottata da Weinstein e Zuckhauser: in questo modo si risolve il problema della migliore e più efficiente allocazione delle risorse a disposizione del sistema.

“Il risultato che emerge – concludono gli esperti – soprattutto se la percentuale dei vaccinati aumenta fino a raggiungere l’80% di copertura della popolazione tra i 50 e 64 anni, è che il vaccino è comunque e sempre l’alterativa da preferirsi; si possono quindi creare le opportunità, anche alla luce della ‘Finanziaria 2008’, di incentivare la vaccinazione destinando una quota maggiore alla popolazione tra i 50 i 64 anni di età”.

Roma, 16/10/2007

E’ quanto emerge dell’ultimo studio di FederAnziani che in occasione delle festa dei nonni ha passato sotto la lente d’ingrandimento il sostegno degli anziani alle famiglie dei figli. I nonni italiani salvano il bilancio famigliare con 7.5 mld di euro e più di 30 ore lavorative a settimana.

Dall’accudire all’assistere i nipotini, all’acquisto con mezzi propri, cioè con la pensione, vestiti, scarpe, pannolini, omogeneizzati, ma soprattutto la famosa paghetta sempre più richiesta dai loro nipotini ed infine decine di ore settimanale accanto ai nipoti. Queste in sintesi le principali voci del decisivo contributo dei nonni alle giovani coppie .

Per la festa dei Nonni 2006, grandi festeggiamenti nel centro anziani di via Imperia a Roma ai quali hanno preso parte i ministri della Famiglia, Rosy Bindi, quello dell’ Istruzione, Giuseppe Fioroni e quello della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, ha inoltre partecipato Fabrizio Frizzi.

Durante l’evento diverse iniziative dedicate alle colonne portanti delle famiglie italiane, musiche con inno dedicato proprio ai nonni e vendita del CD a sostegno dell’Associazione Filo D’Argento, nipotini che donano le loro opere ai nonni presenti e momento di riflessione moderato dal giornalista Giovanni Anversa, che ha intervistato i tre componenti di Governo e i tre Rappresentanti dei Sindacati Pensionati CGIL – CISL – UIL (Leone – Miniati – Uda), e consegna del premio ai 10 nonni doc.

Con l’occasione della ricorrenza FederAnziani ha reso noto uno studio condotto per l’occasione: senza l’aiuto amorevole, gratuito e in molti casi “sostanziale”, molte giovani coppie non arriverebbero alla fine del mese, secondo FederAnziani l’aiuto dei nonni alle giovani famiglie non ha confini e vale oltre 7,5 miliardi di euro all’anno spesi in scarpe, tutine, pannolini, pappette, ma anche il contributo per acquistare il divano nuovo, sostituire i pneumatici dell’auto, ritinteggiare la casa:. Se in molti casi l’aspetto puramente economico è determinante anche per arrivare a fine mese, non è da sottovalutare, poi, l’impegno in termini di ore con cui gli anziani contribuiscono a dare “una mano” ai nuclei familiari dei loro figli, dedicandosi soprattutto alla cura dei nipoti,  a piccoli lavoretti, a fare la spesa o a presidiare l’abitazione.

FederAnziani ha fornito uno spaccato dell’enorme contributo sociale e familiare dei nonni italiani, evidenziando un fenomeno silente, molto diffuso, forse dato per “scontato” e per questo sottovalutato.

Dallo studio emerge che il 42% delle nostre famiglie, infatti, si avvale dell’assistenza dei nonni per la cura dei propri figli. Addirittura ha rilevato che una nonna su tre ritorna a fare la ‘mamma’, occupandosi di loro a tempo pieno. Una dedizione ricambiata anche dai nipoti che nella stragrande maggioranza (70%) vedono in loro un sicuro punto di riferimento per le piccole e grandi esigenze e solo raramente (10-20% dei casi) li considerano come ‘ingombranti o rompiscatole’.

Stare con i bambini mentre mamma e papà sono al lavoro, accompagnarli a scuola, in piscina o al catechismo, seguirli nello studio, impegna i nonni per un tempo che può arrivare anche fino alle 40 ore settimanali: una vera e propria attività lavorativa che da’ molte soddisfazioni, ma comporta anche molta fatica e grande responsabilità.

La generosità dei nonni non si ferma alla disponibilità fisica, ma investe anche la sfera economica. Sebbene la categoria notoriamente non navighi nell’oro, oltre il 9% della pensione (7,5 mld di euro) viene impiegata per figli e nipoti.

Il Centro studi di FederAnziani ha calcolato che degli 11.000 euro riscossi in media ogni anno dai pensionati italiani, circa 900 euro sono utilizzati per aiutare figli e nipoti ad arrivare a fine mese (il 28% delle giovani coppie vive questa situazione) integrando la rata del mutuo, aiutando ad acquistare capi di abbigliamento, latte in polvere, omogeneizzati, effettuare visite specialistiche, ecc.) o per soddisfare qualche desiderio proibito (l’ultimo videogioco, il completo da calcio del giocatore preferito, un capo firmato, ecc.).

Essere solidali e’ una prerogativa della stragrande maggioranza degli anziani. Infatti, quasi otto milioni e mezzo (76%) su circa 11,3 mln di pensionati, anche quelli con piccoli assegni mensili, intaccano le proprie risorse per destinarle alle famiglie dei figli. Quelli che non lo fanno, non è per cattiva volontà, ma perché non ne hanno materialmente la possibilità.

“Generosità, sacrificio, disponibilità e tanta saggezza – sottolinea Roberto Messina, Presidente di FederAnziani – sono nel Dna dei nonni italiani. Molte giovani coppie, se riescono ad andare avanti, lo devono soprattutto all’impegno, alla costanza e al contributo economico degli anziani, che non si risparmiano quando c’e’ da fare i badanti e sono ben disposti a fare sacrifici e rinunce pur di vedere felici figli e  nipoti. A questa fetta di società – conclude Messina – l’Italia deve dire grazie, non con le parole e le frasi fatte, ma varando politiche attive di sostegno”.

SOSTEGNO DEI NONNI ALLE FAMIGLIE DEI FIGLI

Voci Valori assoluti
Anziani beneficiari di un trattamento pensionistico 11.000.000
Importo lordo medio annuo del trattamento – in euro 12.100
Importo netto medio annuo del trattamento – in euro 11.000
Anziani che aiutano i figli        (76% del totale) 8.400.000
Contributo medio annuo erogato – in euro (8,3% della pensione netta) in euro 1.000
Contributo totale erogato – in migliaia di euro 7.500.000
  • per regali, abitazione e automobile(pick up nipoti) – in migliaia di euro (40%)
3.000.000
  • per alimentazione (bibite, dolciumi) e salute(omogeneizzati, pappette) – in migliaia di euro (25%)
1.900.000
  • per abbigliamento (corredino) e regali – in migliaia di euro (20%)
1.500.000
  • per tempo libero(giostrine, cavalluccio, cinema) e paghette – in migliaia di euro (12%)
900.000
  • per altre spese – in migliaia di euro (3%)
225.000

Fonte: Indagine FederAnziani

Roma, 02/10/2007

DESOLANTE ANALISI DI FEDERANZIANI SULLA CONDIZIONE DELL’ANZIANO DURANTE IL PERIODO ESTIVO, 2 MILIONI ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI CHIUSI IN CASA, 7 MILIONI CON MENO DI 500 EURO SENZA POSSIBILITA’ DI VACANZE E STRUTTURE DI ASSISTENZA SANITARIA POCO REFRIGERATE. LA PROPOSTA UN TAVOLO DI PROGRAMMAZIONE SUL WELFARE IN STATO-REGIONI CON MAGGIORI SIGLE ASSOCIATIVE

“Desolante il quadro degli anziani in estate, accompagnato dall’assenza dei familiari in ferie, dai centri sociali e dai negozi di riferimento chiusi, dalle partenze degli amici più cari, ed il caldo che costringe l’anziano ad una situazione    d’isolamento e solitudine”. Il quadro più drammatico riguarda i 2 milioni di anziani diversamente abili che sono relegati in un letto o su una sedia a rotelle, spesso soli e abbandonati solo alle cure della badante”. E’ questa la fotografia che emerge dall’analisi sulla condizione dell’anziano durante il periodo estivo, descritta dal Presidente di Federanziani, Roberto Messina.

Il presidente Messina ha ricordato i risultati di una recente indagine condotta in 103 province per conoscere la diffusione degli impianti di condizionamento. Su 105 ospedali monitorati nello stivale 26 (24,8%) sono risultati climatizzati in tutti i reparti, mentre una situazione quasi ottimale (almeno il 50% degli ambienti ‘coperti’) è stata rilevata in 18 strutture. In 48 (45,7%) nosocomi, invece, l’aria condizionata è presente solo in alcuni reparti o in determinate stanze (quasi mai nella geriatria), per una superficie complessiva mai superiore al 50% del totale. Situazione pesante per gli ammalati, infine, nel 12,4% (13 strutture) dei casi, dove non esiste alcun impianto che può dare refrigerio.

le notizie che ci arrivano da Borgomanero (No), una cinquantina gli anziani nel giro di poco tempo sono finiti al pronto soccorso, quando nelle ore pomeridiane, la città ha dovuto fare i conti con il termometro che per più giorni ha superato abbondantemente i trenta gradi e con lo smog che in certe vie, in modo particolare nel centro storico, ha reso l’aria irrespirabile contribuendo a rendere difficile la vita degli anziani, dei malati di cuore e di coloro che sono affetti da patologie riguardanti l’apparato respiratorio. Con il caldo poi e’ boom nelle strutture sanitarie di infezioni per lesioni cutanee che colpiscono specialmente  gli anziani. In condizioni climatiche normali il 2% dei due milioni di italiani affetti da piaghe da decubito e ulcere cutanee soffre di infezioni di tali lesioni.

Con il caldo eccezionale di questi giorni, invece, la percentuale sale al 10/15%: ciò significa oltre 250 mila malati costretti a sottoporsi a cure continue, interventi chirurgici, facendo decuplicare la spesa a carico del SSN. Per questo rivolgiamo un appello a tutte le direzioni sanitarie – sottolinea Messina – affinché sia posta particolare attenzione alla cura e al trattamento dei pazienti con lesioni cutanee, che a causa del caldo corrono il rischio di vedere aggravata significativamente la prognosi di guarigione.

“Analizzando poi le condizioni economiche dell’anziano e le sue capacità di  poter accedere nelle strutture di soggiorno estivo, impraticabili per gli stessi,  a meno che  un componente  della famiglia  provveda alla spesa in quanto ha maggiori capacità reddituali. Al riguardo basti pensare che 7 milioni anziani percepiscono una pensione di circa 500 euro (indagine Eurispes), quindi a meno di una vincita improvvisa le vacanze estive per questa categoria di cittadini sono un miraggio. Proprio per questo motivo vogliamo sollecitare i Comuni italiani a non chiudere durante l’estate i centri anziani di loro competenza affinché l’anziano rimasto solo in città possa continuare a frequentarlo e

Ha proseguito Roberto Messina.“C’e’ bisogno di una nuova politica di programmazione tra Governo centrale ed enti locali, perché oggi più di ieri si facciano carico dell’incapacità nell’affrontare i bisogni delle persone non autosufficienti e degli anziani,  popolazione in costante aumento, che presenta esigenze differenziate dovute al processo di invecchiamento, diverso in ciascun individuo, e ai bisogni ad esso correlato. Per tale motivo vogliamo lanciare la proposta di un tavolo di coordinamento in seno alla Conferenza Stato-Regioni in cui siano presenti le sigle associative nazionali, per coordinare e programmare meglio sul territorio le risorse pubbliche sul welfare. Anche perché così facendo si legittimerebbe il principio di sussidiarietà che le associazioni svolgono sostituendosi alle Istituzioni “. Ha concluso Roberto Messina.

Roma, 29/07/2007