Archivio per l'anno 2011

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Liberalizzazione anche per crescita mercato ma c’e’ chi ne abusa

(ANSA) – ROMA, 16 DIC – Nonostante finora nel nostro paese la vendita dei farmaci abbia avuto meccanismi piu’ rigidi rispetto al resto d’Europa gli italiani hanno sempre manifestato una passione spesso eccessiva nei confronti delle medicine, che potrebbe essere aumentato dal passaggio di alcuni principi attivi alla vendita senza ricetta. Una fotografia del rapporto viene dai numeri: ogni mese piu’ di 150 mila confezioni vengono acquistate, e il 20% e’ destinato alla pattumiera. “Il rischio teorico che l’allargamento della platea dei farmaci acquistabili senza ricetta porti a un maggior acquisto c’e’ – spiega Anna Maria Marata, del Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria (ceveas) e uno dei curatori del rapporto Osmed sul consumo dei farmaci – molto dipendera’ da quali saranno i principi attivi oggetto della liberalizzazione. Bisogna anche tenere conto del fatto che con la crisi le famiglie stanno molto attente al proprio budget, quindi se i prezzi saranno molto piu’ bassi la possibilita’ di un aumento dell’uso inappropriato potrebbe crescere. Si prendano ad esempio gli inibitori di pompa protonica – prosegue l’esperta – gia’ ora vengono usati impropriamente per episodi di acidita’ di stomaco, quando invece andrebbero presi per problemi piu’ gravi. Se si trovassero al supermercato magari a prezzi bassi l’uso gia’ sbagliato aumenterebbe. Lo stesso di scorso si puo’ fare per i farmaci antidolore, che spesso gia’ ora sono venduti senza ricetta anche se ne avrebbero bisogno”. I dati dei primi nove mesi dell’anno raccolti dal rapporto Osmed parlano di quasi 1,4 milioni di confezioni di farmaci vendute, con un aumento rispetto allo stesso periodo del 2010 dell’1,8%. All’interno di questa cifra, che riguarda tutti i tipi di medicine, le vendite di farmaci per automedicazione, cioe’ che non hanno bisogno di ricetta, sono cresciute molto di piu’, del 3,7%. Questo nonostante diverse ricerche, da quella pubblicata da Federanziani a quella dell’Osservatorio farmaci e salute del Movimento Consumatori indichino tra il 10% e il 30% la porzione di compresse, spray e sciroppi che in media finisce nei rifiuti. “Il problema e’ di solito si usano un paio di compresse e poi si lascia il farmaco nell’armadietto – conferma Marata – solo che questi principi attivi poi scadono. Un acquisto maggiore porterebbe quindi anche a un maggiore spreco”. Che l’allargamento della vendita non sia comunque sinonimo di inappropriatezza lo dimostrano i dati del resto d’Europa, dove gia’ molti farmaci che da noi sono ora vendibili solo con la ricetta non hanno limitazioni. In valore assoluto l’Italia e’ al terzo posto per spesa farmaceutica, dietro Francia e Germania, ma per alcune classi come appunto gli inibitori di pompa o gli antibiotici siamo al primo posto per consumo. Il nostro farmaco piu’ venduto, l’atorvastatina, e’ al vertice della classifica anche in Inghilterra e in Spagna, e al secondo posto in Francia, ma in Germania e’ al numero 101. Il paracetamolo va per la maggiore da noi, dove e’ sesto, mentre in Francia e’ primo e in Germania e’ al numero 43: “E’ molto difficile confrontare i sistemi europei, che tra loro sono diversi – sottolinea l’esperta – quello che si puo’ dire per il nostro pero’ e’ che il farmacista rimane un punto cardine: loro hanno le capacita’ professionali per consigliare il paziente e per evitare gli usi inappropriati”. (ANSA).

LIBERALIZZAZIONE ANCHE PER CRESCITA MERCATO MA C’E’ CHI NE ABUSA (ANSA)

- ROMA, 16 DIC – Nonostante finora nel nostro paese la vendita dei farmaci abbia avuto meccanismi piu’ rigidi rispetto al resto d’Europa gli italiani hanno sempre manifestato una passione spesso eccessiva nei confronti delle medicine, che potrebbe essere aumentato dal passaggio di alcuni principi attivi alla vendita senza ricetta. Una fotografia del rapporto viene dai numeri: ogni mese piu’ di 150 mila confezioni vengono acquistate, e il 20% e’ destinato alla pattumiera.
“Il rischio teorico che l’allargamento della platea dei farmaci acquistabili senza ricetta porti a un maggior acquisto c’e’ – spiega Anna Maria Marata, del Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria (ceveas) e uno dei curatori del rapporto Osmed sul consumo dei farmaci – molto dipendera’ da quali saranno i principi attivi oggetto della liberalizzazione. Bisogna anche tenere conto del fatto che con la crisi le famiglie stanno molto attente al proprio budget, quindi se i prezzi saranno molto piu’ bassi la possibilita’ di un aumento dell’uso inappropriato potrebbe crescere. Si prendano ad esempio gli inibitori di pompa protonica – prosegue l’esperta – gia’ ora vengono usati impropriamente per episodi di acidita’ di stomaco, quando invece andrebbero presi per problemi piu’ gravi. Se si trovassero al supermercato magari a prezzi bassi l’uso gia’ sbagliato aumenterebbe. Lo stesso di scorso si puo’ fare per i farmaci antidolore, che spesso gia’ ora sono venduti senza ricetta anche se ne avrebbero bisogno”.
I dati dei primi nove mesi dell’anno raccolti dal rapporto Osmed parlano di quasi 1,4 milioni di confezioni di farmaci vendute, con un aumento rispetto allo stesso periodo del 2010 dell’1,8%. All’interno di questa cifra, che riguarda tutti i tipi di medicine, le vendite di farmaci per automedicazione, cioe’ che non hanno bisogno di ricetta, sono cresciute molto di piu’, del 3,7%. Questo nonostante diverse ricerche, da quella pubblicata da Federanziani a quella dell’Osservatorio farmaci e salute del Movimento Consumatori indichino tra il 10% e il 30% la porzione di compresse, spray e sciroppi che in media finisce nei rifiuti.
“Il problema e’ di solito si usano un paio di compresse e poi si lascia il farmaco nell’armadietto – conferma Marata – solo che questi principi attivi poi scadono. Un acquisto maggiore porterebbe quindi anche a un maggiore spreco”.
Che l’allargamento della vendita non sia comunque sinonimo di inappropriatezza lo dimostrano i dati del resto d’Europa, dove gia’ molti farmaci che da noi sono ora vendibili solo con la ricetta non hanno limitazioni. In valore assoluto l’Italia e’ al terzo posto per spesa farmaceutica, dietro Francia e Germania, ma per alcune classi come appunto gli inibitori di pompa o gli antibiotici siamo al primo posto per consumo. Il nostro farmaco piu’ venduto, l’atorvastatina, e’ al vertice della classifica anche in Inghilterra e in Spagna, e al secondo posto in Francia, ma in Germania e’ al numero 101. Il paracetamolo va per la maggiore da noi, dove e’ sesto, mentre in Francia e’ primo e in Germania e’ al numero 43: “E’ molto difficile confrontare i sistemi europei, che tra loro sono diversi – sottolinea l’esperta – quello che si puo’ dire per il nostro pero’ e’ che il farmacista rimane un punto cardine: loro hanno le capacita’ professionali per consigliare il paziente e per evitare gli usi inappropriati”. (ANSA).

Y91 16-DIC-11 17:39 NNNN

In dieci anni salito il numero delle ricette. Nel 2010 spesi 1.800 euro pro capite.

Per ogni cittadino lo Stato spende 1.800 euro all’anno in prestazioni sanitarie. Per una spesa totale che nel 2010 è arrivata a 109 miliardi di euro. A diffondere questi dati il compendio Sic – Sanità in cifre – 2010 presentato oggi, secondo cui negli ultimi 10 anni la spesa sanitaria totale è quasi raddoppiata passando da 62,6 miliardi del 2000 alla cifra di 109, con una spesa pro capite che nel 2009 è stata di 1.816 euro.

Aumentata la spesa privata

Non è solo la spesa pubblica a essere salita, però. Con l’aumento dei ticket – passati da una media di 14,34 a una di 16,56 – sono aumentati gli esborsi anche per i privati cittadini. Che, rispetto a dieci anni fa si sottopongono a un numero sempre maggiore di accertamenti clinici e prestazioni sanitarie.

Il boom delle ricette

Il fatto è certificato dall’esplosione del numero di ricette emesse in un anno, passato dai 351 milioni nel 2000 a 471 milioni nel 2010. In totale sono salite tutte le prestazioni sanitarie, arrivate a un totale di 1 miliardo e 335 milioni: come se ogni cittadini si sottoponesse a 22,24 prestazioni all’anno. Fenomeno preoccupante, se osservato dal punto di vista della spesa, e che non è compensato sufficientemente dall’abbassamento del numero dei giorni di degenza per i pazienti ricoverati.

Più farmaci per tutti

Solo per i farmaci di fascia A, nel 2010 lo Stato ha sborsato quasi 13 miliardi,  i cittadini 4 miliardi e 215 milioni di euro.

Più strutture pubbliche

C’è infine un altro fenomeno fotografato da Sic Sanità, elaborato da FederAnziani con l’Università di Roma Tor Vergata e la Cattolica, e cioè l’aumento delle strutture sanitarie private rispetto a quelle pubbliche.  Secondo lo studio, a fronte dell’effettiva riduzione delleseconde (passate da 4.210 nel 2006 a 3.887 nel 2008) sono cresciute di quasi il 15% le private residenziali, passate da 3.493 a 3.90.

IPASVI.it

15/12/2011 – Presentato il Compendio Sic 2010. Aumenta la speranza di vita e diminuiscono i ricoveri. Nell’ultimo anno i cittadini hanno pagato oltre 130 milioni di ticket.

A fronte di un aumento della speranza di vita e di una diminuzione dei ricoveri, crescono inesorabilmente i costi e soprattutto gli sprechi.
A questa conclusione è arrivato il Centro studi di Federanziani che mercoledì 14 dicembre ha presentato a Roma il Compendio Sic Sanità in cifre 2010, realizzato in collaborazione con il Ceis dell’Università di Tor Vergata e con la Facoltà di Economia della Cattolica. Dopo la Relazione sullo stato sanitario del Paesepresentata il giorno prima dal ministro della Salute, un altro “volumetto” di oltre 750 pagine zeppo di numeri, grafici e tabelle che dà anch’esso un panorama della sanità italiana, raccogliendo informazioni da diverse fonti ed elaborandole.
I dati del Compendio, per la verità, non sembrano coincidere del tutto con quelli forniti dalla Relazione del ministero e questo conferma ancora una volta che vanno valutati, contestualizzati e interpretati.
Così, per esempio, il Compendio Sic 2010 indica, dichiarando di elaborare dati del ministero, che nel 2008 il personale infermieristico dipendente dal Ssn ammontava a 260.787 unità, mentre la Relazione sullo stato sanitario ne dà 311.188 nel 2009.
Sale l’indice di vecchiaia
Ciò premesso, le tabelle del Compendio (giunto alla quinta edizione) confermano l’allungarsi della speranza di vita. Ne consegue un aumento dell’incidenza della popolazione della terza età sulla popolazione complessiva e un innalzamento dell’indice di vecchiaia da 141,5 nel 2007 a 143,8 nel 2009. Contraltare di questo processo, la diminuzione del saldo naturale che nel 2010 si attesta a –25.544, con un tasso di crescita che segue la stessa tendenza (–0,4).
Diminuiscono personale e strutture sanitarie
Il numero delle strutture ambulatoriali e dei laboratori sul territorio italiano è sceso dalle 4.120 del 2006 a 3.887 del 2008, mentre è cresciuto quello delle strutture accreditate private residenziali, passate da 3.493 a 3.901 nello stesso arco di tempo. Per quanto concerne il numero dei dipendenti del Ssn, il Sic 2010 registra la perdita di 14.128 lavoratori rispetto al 2006 (su un totale di 638.459 dipendenti effettivi), frutto dei provvedimenti restrittivi sulle assunzioni del personale medico e sanitario finalizzati al contenimento della spesa pubblica. Forte la diminuzione delle giornate di degenza, ridotte di quasi 6 milioni.
A fronte di questa riduzione esplodono però le prestazioni per branca specialistica, salite a 1 miliardo e 335 milioni nel 2008: come dire che ogni cittadino si sottopone a 22,24 prestazioni per anno, con un incremento complessivo di ben 48 milioni rispetto al 2006.
Aumenta la spesa
In dieci anni, sottolinea Federanziani, la spesa sanitaria è passata da 62,6 miliardi a 109 miliardi di euro, con un incremento di ben 47 miliardi, mentre la spesa pro capite nazionale è passata da 1.506 euro del 2007 a 1.816 annui nel 2009.
In un anno +15% del ticket sui farmaci
Il numero delle ricette mediche è aumentato, negli ultimi dieci anni, di ben 220 milioni, arrivando nel 2010 a 571 milioni dai 351 del Duemila. Ipotizzando, come fa il Centro studi Federanziani, che il costo sostenuto dallo Stato per stampa, acquisizione e archiviazione sia di un solo euro a ricetta, il conto è presto fatto: più di mezzo miliardo.
Per le sole pillole, invece, nel 2010 il costo per lo Stato, ovvero la classe A (Ssn lorda) è arrivato, calcola il Sic, a 12.985 milioni e la spesa a carico dei cittadini per l’acquisto privato (classi A, C, Sop e Otc) è arrivata a 4 miliardi e 215 milioni.
Per quanto riguarda i ticket, nell’ultimo anno i cittadini hanno dovuto sborsare, segnala il Compendio, oltre 130 milioni di euro, passando da un ticket medio pro capite di 14,34 euro nel 2009 ai 16,56 euro nel 2010, con un aumento del 15% in un solo anno. «Unico dato confortante per i farmaci», dice Federanziani, quello che negli ultimi quattro anni la spesa pro capite per i farmaci equivalenti (cittadino e Ssn) è passata da 29,7 euro nel 2006 a 51,2 nel 2009, segnando un incremento del 72%.
Un miliardo di sprechi da recuperare
Meno confortante un dato sul fronte dei conti economici regionali: il Centro studi Federanziani, puntando la lente sui bilanci delle Asl, Ao e degli istituti di ricerca, attraverso l’analisi dei conti economici delle Regioni e, in particolare, delle voci dei costi per lavanderia, pulizia, mensa, utenze telefoniche e premi assicurativi, è arrivato alla conclusione che le sole cinque voci prese in esame costano agli italiani 3,68 miliardi di euro che vengono “sprecati” per oltre 1,1 miliardi, cioè quasi il 30%. «Occorre essere più incisivi nella guerra agli sprechi – è il commento di Roberto Messina, presidente di FederAnziani – adottando misure semplici e razionali, migliorando la comunicazione tra Asl e Asl, ponendo rimedio, insomma, a una serie di storture che il Compendio Sic Sanità in cifre mette in evidenza».

(Adnkronos/Ign) -

Sanita’: il rapporto, boom ricette e prestazioni specialistiche (4)

Sul fronte dei conti economici regionali il centro studi, puntando la lente sui bilanci delle Asl, aziende ospedaliere e degli istituti di ricerca, attraverso l’analisi dei conti economici delle regioni, e in particolare delle voci dei costi per lavanderia, pulizia, mensa, utenze telefoniche e premi assicurativi, e’ arrivato alla conclusione che le sole cinque voci prese in esame costano agli italiani 3,68 miliardi di euro che vengono ‘sprecati’ per oltre 1,1 miliardi (quasi il 30%).

In concomitanza con la presentazione del Compendio Sic 2010 si e’ svolta la cerimonia di conferimento del Premio ’60 e piu’, iniziativa con cui Federanziani si propone di valorizzare le eccellenze del Servizio sanitario nazionale con uno sguardo particolare alla sensibilita’ mostrata vero le esigenze dei pazienti over 60.

“Invecchiare e’ un privilegio e una meta della societa’ – commenta Antonio Tomassini, presidente della Commissione igiene e sanita’ del Senato, anche lui premiato – ma e’ anche una sfida, che ha un impatto su tutti gli aspetti della societa’ del XXI secolo. La sfida per i responsabili politici e per tutte le parti interessate e’ migliorare le possibilita’ di invecchiare restando attivi per condurre una vita autonoma. Bisogna tutelare la categoria degli anziani con ogni mezzo e forma; valorizzare e accrescere il ruolo degli anziani nella societa’; promuovere una cultura che valorizzi l’anziano come una risorsa insostituibile per la famiglia e per la societa’; orientare l’opinione pubblica a considerare l’invecchiamento della popolazione come una positiva conquista della nostra societa’”.
(segue)

(Ign/Zn/Adnkronos) 15-DIC-11 08:30

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(Adnkronos/Ign) -

Sanita’: il rapporto, boom ricette e prestazioni specialistiche (3)

Dal punto di vista economico, in dieci anni la spesa sanitaria e’ passata da 62,6 miliardi di euro a 109 miliardi di euro, con un incremento di ben 47 miliardi di euro, mentre la spesa pro capite nazionale e’ passata da 1.506 euro del 2007 a 1.816 annui nel 2009.

Il numero delle ricette, negli ultimi 10 anni, e’ aumentato di 220 milioni di unita’, arrivando nel 2010 a 571 milioni di ricette, quando nel 2000 se ne compilavano 351 milioni. Il centro studi ipotizza che il costo che lo Stato sostiene per stampa, acquisizione e archiviazione di questi 571 milioni di ricette ad un solo euro ciascuna, ammonti a oltre mezzo miliardo di euro.

Per le sole pillole, invece, nel 2010 il costo per lo Stato, ovvero la classe A (Ssn lorda) e’ arrivata a 12.985 milioni e la spesa a carico dei cittadini per l’acquisto privato (A, C, Sop e Otc) e’ arrivata alla somma di 4 miliardi 215 milioni. Salgono vertiginosamente le spese per i farmaci di Asl, aziende ospedaliere, Ria e penitenziari, superando la quota di 7 miliardi di euro.

“Nell’ultimo anno sul versante ticket si e’ provveduto, nostro malgrado, a sfilare dalle tasche dei cittadini oltre 130 milioni di euro, passando da un ticket medio pro capite di 14,34 euro nel 2009 ai 16,56 euro nel 2010, ovvero +15% in un solo anno. Unico dato confortante per i farmaci: negli ultimi quattro anni la spesa pro capite per i farmaci equivalenti (cittadino e Ssn) e’ passata da 29,7 euro nel 2006 a 51,2 nel 2009, segnando un +72%”. (segue)

(Ign/Zn/Adnkronos) 15-DIC-11 08:30

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(Adnkronos/Ign) -

Sanita’: il rapporto, boom ricette e prestazioni specialistiche (2)

Dall’analisi delle tabelle si evince che il numero delle strutture ambulatoriali e dei laboratori sul territorio italiano scende da 4.120 strutture del 2006 a 3.887 del 2008, mentre cresce il numero delle strutture accreditate private residenziali, che passano da 3.493 a 3.901 nello stesso arco di tempo. Per quanto concerne il numero dei dipendenti, si registra la perdita di 14.128 lavoratori del Ssn rispetto al 2006, su un totale di 638.459 dipendenti effettivi.

Salta agli occhi, inoltre, la diminuzione delle giornate di degenza, con un numero pari a quasi 6 milioni di giornate in meno. A fronte di questa riduzione esplodono le prestazioni per branca specialistica, pari a 1 miliardo 335 milioni di prestazioni effettuate nel 2008, come dire che ogni cittadino si sottopone a 22,24 prestazioni per anno, con un incremento rispetto al 2006 di ben 48 milioni di prestazioni. (segue)

(Ign/Zn/Adnkronos) 15-DIC-11 08:30

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(Adnkronos/Ign) -

Sanita’: il rapporto, boom ricette e prestazioni specialistiche

Cresce la speranza di vita, si riducono i ricoveri, aumentano costi, sprechi e numero delle prestazioni specialistiche, che toccano quota 1 miliardo 335 milioni, vale a dire 22,24 prestazioni annue per ogni cittadino. Esplode, inoltre, il numero delle ricette, con 220 milioni di prescrizioni in piu’ nel giro degli ultimi 10 anni, senza capire quanto costa ogni registrazione. Sono solo alcuni elementi della fotografia della sanita’ italiana scattata dal Compendio Sic Sanita’ in cifre 2010, elaborato dal centro studi Sic di Federanziani, in collaborazione con il Ceis dell’universita’ di Tor Vergata e con la Facolta’ di Economia dell’universita’ Cattolica del Sacro Cuore. Il compendio e’ stato presentato ieri a Roma.

Il centro studi ha messo sotto osservazione i bilanci delle Asl, delle aziende ospedaliere, degli Istituti di ricerca e le banche dati del ministero della Salute, delle Regioni e dei vari organismi che si occupano del comparto, arrivando alla conclusione che, di fronte a un aumento della speranza di vita e a una diminuzione dei ricoveri, crescono inesorabilmente i costi e soprattutto gli sprechi.

“Occorre essere piu’ incisivi nella guerra agli sprechi adottando misure semplici e razionali – afferma Roberto Messina, presidente di Federanziani – migliorando la comunicazione tra Asl e Asl, ponendo rimedio, insomma, a una serie di storture che il Compendio Sic Sanita’ in cifre mette in evidenza”.(segue)

(Ign/Zn/Adnkronos) 15-DIC-11 08:30

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(ASCA) – Roma, 14 dic – ‘A nome di 3 milioni di italiani ringraziamo il Governo Monti per aver fatto marcia indietro sul provvedimento di liberalizzazione dei farmaci di fascia C’. Lo dichiara il Presidente di FederAnziani, Roberto Messina, secondo il quale la vendita dei farmaci in fascia C fuori dalle farmacie, ‘avrebbe prodotto effetti devastanti in termini di tutela dei dati sensibili e sicurezza dei cittadini, soprattutto degli anziani. Non si puo’ rischiare che tutti questi cittadini perdano il loro punto di riferimento sul territorio, ovvero le farmacie, e si ritrovino ad essere bersagliati da strategie di marketing (4per2) su un tema sensibile e delicato quale quello della salute’, avverte. ‘Bene quindi – osserva – che si sia deciso di rimettere al primo posto la tutela e la sicurezza dei cittadini, che non avrebbero avuto peraltro senza nessuna garanzia di un effettivo risparmio sul costo dei farmaci.
Riteniamo che la decisione del Governo di delegare al Ministero della Salute e all’Aifa l’individuazione dei farmaci che possano essere venduti al di fuori delle farmacie, sia ragionevole e degna dell’organizzazione del nostro Stato’.
com/mpd 141835 DIC 11 NNNN

vitadidonnacommunity.org/sanità

Esplode in Italia la spesa per le prestazioni sanitarie specialistiche, è boom di ricette. Ogni anno sono in media 22 le prestazioni a cui ogni cittadino italiano viene sottoposto. Nel 2008 la spesa complessiva è stata di 1 miliardo e 335 milioni di euro.

I numeri presentati oggi nel Compendio Sic Sanità 2010 farebbero rabbrividire il più trasandato degli amministratori. Il centro studi Sic di FederAnziani, il Ceis dell’Università di Tor Vergata e la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica hanno spulciato le banche dati del mistero della Salute e delle Regioni, ma hanno anche monitorato i bilanci di Asl, Ao e Irccs.

La spesa sanitaria negli ultimi 10 anni è passata dai 62,6 miliardi a 109 miliardi di euro. Nel 2009 la spesa pro capite è stata 1.816 euro nonostante migliori l’aspettativa di vita e si riducano i ricoveri.Un dato altrettanto impressionante è relativo al numero delle ricette, negli ultimi 10 anni è aumentato di 220 milioni. Nel 2010 le prescrizioni sono arrivate al numero impressionante di 571 milioni, mentre nel 2000 ne bastavano 351 milioni.Calano le giornate di degenza (6 milioni in meno) ma s’impennano le prestazioni specialistiche. Nel solo 2008 sono costate circa 1 miliardo e 355 milioni (+ 48 milioni rispetto alla 2006). Insomma, fatta la media, ogni cittadino italiano è stato sottoposto a 22,2 prestazioni l’anno.Parlando di farmaci, quelli di classe A (rimborsati dal Ssn) sono costati nel 2010 quasi 13 miliardi di euro, mentre i cittadini hanno speso 4 miliardi e 215 milioni di euro per acquisti privati dei farmaci A, C, Sop e Otc.Sempre in merito ai farmaci, la spesa pro capite (privato e Ssn) relativa ai generici (equivalenti) è passata da 29,7 euro del 2006 a 51,2 euro del 2009.C’è poi un dato che fa pensare, quello relativo alle strutture sanitarie pubbliche. Quest’ultime nel 2006 erano 4.210, nel 2008 sono calate a 3.887. Il calo è quindi evidente ma è altrettanto evidente l’aumento delle strutture residenziali private che sono passate da 3.493 a 3.901.