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L’influenza verso il picco stagionale FederAnziani: il vaccino può salvare la vita
Messina: le Regioni estendano di 30 giorni la campagna di vaccinazione anti-influenzale
FederAnziani lancia l’allarme sui rischi dell’influenza stagionale e ribadisce, attraverso le parole del suo Presidente Roberto Messina, l’invito a vaccinarsi soprattutto per le categorie a rischio. “Secondo l’ultimo rapporto Influnet dell’Istituto Superiore di Sanità la curva epidemica dell’influenza ha iniziato la sua ascesa interessando in una settimana ben 169 mila persone” dichiara Messina “Dall’inizio della stagione quasi 1 milione di persone si è ammalato, ma il peggio deve ancora venire. Il picco dell’epidemia è previsto infatti per il mese di febbraio e proprio per questo è opportuno provvedere a vaccinarsi. Non è tardi, perché il vaccino agisce entro 10 giorni: si è ancora in tempo per mettersi al riparo da rischi che troppo spesso si tende a sottovalutare. Vaccinarsi in molti casi significa salvarsi la vita o prevenire pericolose complicanze”.
“Ecco perché” prosegue Messina “è fondamentale per le categorie più a rischio, come gli anziani e i malati cronici, ricorrere quanto prima al vaccino per non farsi trovare in condizioni di rischiosa vulnerabilità. È l’invito del Ministero della Salute ed è anche il nostro come associazione impegnata a difendere la salute e, in questo caso, la vita stessa degli anziani. Per questo mi rivolgo ai medici di medicina generale affinché ribadiscano ai loro pazienti l’importanza del vaccino anti-influenzale e li mettano in condizioni di comprendere quali sono i pericoli reali a cui possono andare incontro senza il vaccino”.
“Un secondo importante invito” conclude Messina “sento invece di doverlo rivolgere alle Regioni perché estendano la campagna di vaccinazione anti-influenzale di 30 giorni per dare modo anche ai ‘ritardatari’ di usufruire di questo fondamentale strumento sanitario. Vogliamo ribadire a gran voce che per combattere l’influenza stagionale, una patologia ben nota e spesso troppo sottovalutata, l’unica arma efficace è la vaccinazione. E non possiamo tollerare che l’efficacia di questo strumento, che può salvare una vita, sia persa solo per una questione di superficialità”.
Roma, 13 gennaio 2012
FederAnziani a Monti: chiudere l’Aifa, 76 MLN di risparmio
Messina: “Farmaci, in arrivo strenna natalizia alla grande distribuzione”
“Se occorre far quadrare i conti ad ogni costo, anche mettendo in secondo piano la tutela della salute dei cittadini, una soluzione ragionevole potrebbe essere quella di chiudere l’Agenzia Italiana del Farmaco, azione che comporterebbe un risparmio di circa 76 milioni di euro l’anno”. Lo dichiara il presidente di FederAnziani Roberto Messina in merito all’imminente uscita dei farmaci di fascia C dalle farmacie, che aggiunge: “Non si comprende infatti quale sia oramai il ruolo dell’AIFA, quando lo Stato decide di procedere per conto proprio in tema di farmaci, anteponendo le ragioni del mercato e della grande distribuzione a quelle della sicurezza e della privacy”.
Gli effetti dell’art. 32 del nuovo Decreto Monti, che prevede la liberalizzazione dei farmaci di fascia C e la liberalizzazione dei loro prezzi, secondo la federazione della terza età saranno infatti devastanti proprio in termini di tutela dei dati sensibili e sicurezza dei cittadini, soprattutto degli anziani, che si troveranno così a perdere il loro punto di riferimento sul territorio, ovvero le farmacie, e ad essere bersagliati da strategie di marketing (4X2) su un tema sensibile e delicato quale quello della salute.
Negli Stati Uniti, come ha spiegato il Direttore generale dell’AIFA, la lista dei farmaci da banco che è possibile acquistare liberamente è molto ampia, ma molto netta è anche la distinzione tra quei farmaci e il gabbiotto con il farmacista dove vengono dispensati i farmaci con ricetta. Se, come riporta l’AIFA, il mercato dei farmaci di fascia C è di 5 miliardi di euro, ammesso che la “pseudo liberalizzazione” porti a un abbattimento del 20% del prezzo di acquisto per i farmacisti, il mercato si ridurrebbe a 4 miliardi di euro. Ma chi garantirebbe un risparmio ai cittadini?
“Il solo vantaggio –commenta Messina – sarà per i “commercianti dei farmaci”, i quali, riuniti in grandi “organismi” o meglio in grandi gruppi della distribuzione, non farebbero altro che fare lo specchietto per le allodole. Ecco perché la politica dovrebbe ascoltare quella parte dello Stato, ovvero l’AIFA, preposto alla governance del comparto, che è il nostro fiore all’occhiello di fronte a tutta l’Europa per l’eccellente lavoro che svolge. Non ascoltarla è come dire che l’AIFA è inutile, che non serve. Allora tanto vale risparmiare quei 76 milioni di euro ogni anno.
Meglio sarebbe – prosegue il presidente di FederAnziani – avere il coraggio di rendere possibile il raddoppio o la quadruplicazione del numero delle farmacie, o assorbire le parafarmacie che abbiano come titolare un laureato in farmacia, per mantenere il comparto sotto logiche farmacologiche e non di mercato, e per garantire ai laureati in farmacia una reale autonomia, superando l’attuale divisione tra farmacisti di serie A e di serie B. In caso contrario renderemo tutti dipendenti di ben altri padroni, pronti a speculare eventualmente su prodotti che non dovrebbero mai essere equiparati a tutti gli altri. Quello che si verrà a creare in Italia sarà un precedente unico a livello europeo, così come sostiene l’AIFA e i 400.000 farmacisti europei (PGEU/GPUE). I farmacisti saranno trasformati in commessi alle dipendenze di multinazionali, e i cittadini/malati saranno ridotti a semplici consumatori”.
“Inoltre – conclude il presidente di FederAnziani – ci chiediamo perché, alla luce della nuova disciplina, i farmacisti rurali dovrebbero essere così stolti da continuare ad esercitare la loro professione nei piccoli centri anziché trasferirsi in grandi città e luoghi dove poter ottenere ben altri profitti, anche se solo con i farmaci di fascia C. Infine, questo a giudizio della federazione è solo una strenna natalizia destinata alla grande distribuzione”.
FederAnziani a Monti: si istituisca nuovo fondo per la non autosufficienza.
Centro studi SIC Sanità in cifre: possibile risparmio per le casse dello Stato di 14,5 miliardi di euro
Messina: “Disposti a sacrifici ma in cambio di maggiore equità”
Il sociale in Italia è in ginocchio. E’ quanto emerge dell’ultima ricerca del Centro studi SIC Sanità in cifre di FederAnziani, che ha messo sotto la lente di ingrandimento quanto accaduto negli ultimi anni al settore. Questo ha visto le proprie risorse ridursi progressivamente con le ultime manovre, fino alla correttiva di luglio, che in tre anni hanno ridotto dell’80 per cento i fondi statali del settore. Il fondo per le politiche sociali è sceso dai 929 milioni del 2008 a 273 milioni. Le risorse per la famiglia sono passate da 346 milioni a 51, quelle per le politiche giovanili da 137 milioni a 12, mentre il fondo per l’affitto da 205 milioni è stato progressivamente ridotto fino ai 32 milioni di quest’anno. I finanziamenti per l’infanzia, l’inclusione degli immigrati e, soprattutto, per la non autosufficienza sono stati addirittura azzerati. Complessivamente la spesa statale sociale è scesa da 2,5 miliardi a poco più di 500 milioni all’anno.
Alla luce di tali dati FederAnziani fa appello al Presidente del Consiglio Mario Monti affinché dia un concreto sostegno alla non autosufficienza, prima causa di impoverimento in Italia dopo la perdita del lavoro, che interessa circa 2 milioni di famiglie.
“Proponiamo l’istituzione, presso l’INPS, di un nuovo Fondo per la non autosufficienza – dichiara Roberto Messina, Presidente di FederAnziani – che sostituisca quello per l’indennità di accompagnamento, e la creazione di buoni servizio che le famiglie possano utilizzare per le spese di assistenza personale e a domicilio o quota RSA nell’ambito di progetti di sostegno all’autonomia ed al nucleo familiare. Le Regioni ne regolerebbero l’utilizzazione e le modalità di rendicontazione, definendo i criteri di autorizzazione e di accreditamento di organismi e strutture che erogano le prestazioni, nonché i requisiti professionali di operatori ed assistenti familiari. Gli utenti o le famiglie sceglierebbero gli operatori nell’ambito dei soggetti accreditati o fra gli operatori iscritti ad appositi albi tenuti dai comuni. Questa soluzione lascerebbe libertà di scelta alla famiglia, che potrebbe individuare così la soluzione più adatta alle proprie esigenze, portando al tempo stesso preziose risorse nelle casse dei servizi locali. Non ultima tra le conseguenze di una simile misura, l’emersione del lavoro nero tanto diffuso nei servizi di cura alla persona”.
Gli emolumenti per i soggetti fino a 65 anni dovrebbero essere a carico dello Stato, mentre quelli relativi agli over 65 potrebbero essere finanziati attraverso un’assicurazione obbligatoria pubblica a carico di lavoratori ed imprese.
Secondo il centro studi SIC Sanità in cifre gli effetti sulla spesa pubblica di un sistema così articolato sarebbero decisamente positivi, portando a un risparmio di 14,5 miliardi di euro in termini di minori oneri e maggiori entrate.
Il nuovo sistema determinerebbe minori spese dei comuni per servizi domiciliari e quote sociali RSA pari a circa 1,5 miliardi di euro, maggiori entrate fiscali e contributive per la regolarizzazione di 500 mila badanti, stimabili in 1,5 miliardi; altri 3,5 miliardi potrebbero essere risparmiati sul fronte della riduzione dei ricoveri impropri, mentre dai minori costi di gestione INPS deriverebbe un risparmio di 7,5 miliardi. Il resto, ovvero 0,5 miliardi, si otterrebbe dal recupero dei permessi parentali. “Gli anziani, cui il governo guidato da Mario Monti chiede in questa difficile fase sacrifici pesanti, sono pronti a fare la loro parte, ma in cambio serve la garanzia di un impegno concreto verso l’equità – conclude Messina – Ed è urgente partire dalla non autosufficienza, priorità per due milioni di famiglie ma fino a questo momento per nessuno dei politici che pure dovrebbero curarne gli interessi. Auspicando che il Presidente del Consiglio voglia approfondire la nostra proposta, il nostro centro studi SIC Sanità in cifre è a sua completa disposizione”.
Da Federanziani Premio “60 e più” a Martorano
La Sanità privata incorona la Basilicata tra le regioni più attente ad evitare sprechi e inefficienze
AGRDopo la Medaglia “Krogh 2011” di pochi giorni fa “per aver avviato e finanziato campagne di sensibilizzazione alla popolazione sui temi della prevenzione e cura del diabete, adottando il Manifesto dei diritti della persona con Diabete” un nuovo importante riconoscimento nazionale viene assegnato all’assessore alla Salute, Sicurezza e Solidarietà sociale, Servizi alla Persona e alla Comunità della Regione Basilicata, Attilio Martorano.
Il presidente di Federanziani, Roberto Messina, ha comunicato all’esponente del governo lucano che il Comitato di Presidenza dell’organismo, su parere del Consiglio Direttivo, ha deliberato in suo favore l’assegnazione del Premio “60 e più”.
“Con il Premio – si legge nella missiva – Federanziani si propone di valorizzare le Eccellenze del Servizio Sanitario Nazionale con uno sguardo particolare alla sensibilità mostrata verso le esigenze dei pazienti ‘over 60’.
Il Premio attribuisce un riconoscimento non solo all’eccellenza medico-scientifica delle strutture sanitarie, ma anche a quegli esponenti del mondo della ricerca e delle istituzioni che si siano distinti per il loro contributo al miglioramento della salute e della qualità della vita delle persone anziane.
Il conferimento di un premio speciale alla sua persona in qualità di Assessore alla Salute della Regione Basilicata – sottolinea Messina – è stato deliberato in virtù del modello virtuoso che tale regione rappresenta nel campo della sanità, tra le regioni del Sud, sotto il duplice profilo dei costi e della qualità delle cure erogate”.
La cerimonia di conferimento si svolgerà mercoledì 14 dicembre a Roma, nella Sala dei Presidenti di Palazzo Giustiniani del Senato della Repubblica, nell’ambito dei lavori di presentazione del Rapporto ‘Sic Sanità in cifre 2010’ che vedrà la partecipazione di alti rappresentanti istituzionali ed accademico-scientifici nazionali ed europei.
E ai premi si aggiunge l’importante riconoscimento della Sanità Privata secondo cui la Regione Basilicata è tra quelle che produce meno sprechi nell’utilizzo dei finanziamenti pubblici.
I dati del IX Rapporto “Ospedali e Salute 2011” presentato il 1° dicembre dall’Aiop (l’associazione che riunisce gli ospedali privati) sull’efficienza e gli sprechi negli ospedali pubblici delle regioni a statuto ordinario evidenziano, infatti, che la Basilicata si colloca tra le regioni più virtuose dell’intera penisola (superando il solito divario Nord-Sud), gli sprechi sono limitati e i finanziamenti assegnati vengono impiegati in maniera efficiente e corretta.
Per valutare le inefficienze sono stati messi a confronto i finanziamenti pubblici per la gestione ordinaria ricevuti dagli ospedali con la stima del valore economico delle prestazioni. Le strutture ospedaliere della Basilicata fanno registrare, con quasi 400 milioni di costi reali e 304 di ricavi, una percentuale inefficienza sui costi totali pari al 23,8%. Un dato decisamente al di sotto della media delle 15 regioni a statuto ordinario (27,9%) e appena superiore a quella delle regioni settentrionali (21,8%).
Maf
Liberalizzazioni, secco no per i farmaci. FederAnziani: conseguenze gravi
Messina: No alle liberalizzazioni dei farmaci, nessuno modifichi il ruolo delle farmacie rurali, sono il nostro unico “presidio sanitario”
“Gli anziani non possono essere chiamati a pagare le conseguenze della cosiddetta politica delle liberalizzazioni. Se infatti, come annunciato da più parti, sarà inserito nel pacchetto delle misure allo studio la liberalizzazione dei farmaci i primi a farne le spese saranno i cittadini ultrasessantacinquenni”. Lo ha dichiarato Roberto Messina Presidente di FederAnziani, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede FederAnziani a Pescara, presieduta dal presidente regionale per l’Abruzzo Pier Giuseppe d’Andrea Matteo e dalla presidente provinciale di Pescara Miriam Severini.
”Dal nostro Centro studi SIC Sanità in cifre di FederAnziani, interamente dedicato alla risoluzione delle problematiche sociali e sanitarie degli oltre 12 milioni di italiani over 65, abbiamo constatato che le farmacie – ha detto Messina – rappresentano un punto di riferimento essenziale per la tutela della loro salute. Si tratta di presidi sanitari insostituibili, il primo “luogo sanitario” ai quali gli anziani si rivolgono non solo per l’acquisto di farmaci ma anche per consigli medici e per piccoli accertamenti diagnostici.
E’ quindi auspicabile che il Governo, con senso di responsabilità – ha aggiunto Messina – intervenga immediatamente per evitare fratture con le parti coinvolte, prima tra tutte i nostri 3 milioni di aderenti e i 12 milioni di anziani di questo Paese. In caso contrario, con la scusa di risparmiare qualche spicciolo potrebbe accadere che molti anziani non abbienti non possano acquistare pagando di tasca propria farmaci indispensabili per la loro stessa sopravvivenza. In altre parole ci domandiamo se sia giusto far ricadere le conseguenze della politica governativa sulle liberalizzazioni sui più deboli.
Non siamo contrari alla liberalizzazione per la vendita dei farmaci fuori dalle farmacie per partito preso, ma occorrono prudenza e gradualità. Occorre procedere per gradi, e per questo facciamo appello al Ministro dello sviluppo economico Passera e al ministro della salute Balduzzi, affinché ascoltino l’AIFA, agenzia dello Stato che ha tutte le competenze sui farmaci, altrimenti a cosa serve?”.
Messina ha aggiunto con assoluta fermezza che “deve essere ben chiaro sin d’ora che non ci dovrà essere alcuna liberalizzazione nelle zone rurali, per nessun motivo”.
Inoltre il Presidente di FederAnziani ha lanciato un monito: “Che sia ben chiaro a tutti, i farmaci sia di classe A che di classe C nel 65% dei casi, come afferma l’OSMED, sono assunti dagli anziani, allora nel caso in cui il governo non ascolti i cittadini, occorre tutelarli inserendo il divieto assoluto per la grande distribuzione, per i supermercati e le parafarmacie di fare offerte promozionali tipo 4×2, 8×3 e quant’altro. Con i farmaci non si scherza, non sono caramelle, hanno una loro vita e una scadenza, un loro processo del “freddo”, di conservazione e, se assunti dopo la data indicata, con certezza, potrebbero causare effetti collaterali rischiosissimi per la salute dei cittadini, ed in particolare per la salute dei nostri 12 milioni di anziani”.
Infine il presidente FederAnziani è convinto che, se si andasse verso la liberalizzazione della vendita dei farmaci, con assoluta certezza il mercato non farebbe altro che aumentare la pressione di marketing con la conseguenza che “ammaliati dalle offerte”, tutti assumeremmo più farmaci, aumenteranno le reazioni avverse, e di conseguenza i ricoveri con conseguenti decessi, ovviamente tutto a carico dello Stato, altro che risparmio per i cittadini. Come dire, se dobbiamo mandare in default la nostra nazione lo facciamo in grande stile”.
FederAnziani: medici sul dolore bocciati senza appello
Sanità in Cifre: “1.200.000 over 65 vivono da reclusi. Il dolore inutile colpisce il 58% degli anziani. Quasi nullo il sostegno dalla classe medica”
La classe medica è quasi totalmente impreparata di fronte al problema del dolore, e per questo merita una bocciatura senza appello. E’ quanto emerge dai risultati dell’ultimo studio condotto dal centro studi SIC Sanità in Cifre di FederAnziani, che ha condotto una ricerca su un campione di 562 anziani per sondare il livello di conoscenza del problema “dolore”, accertarne la diffusione e capire quali risposte siano attualmente garantite alle persone colpite dal dolore da parte dei medici. Ben poche, stando ai dati forniti dalla federazione.
Oltre la metà degli intervistati (58%) riferisce un dolore, costante o saltuario, nell’arco della giornata. Il 38% del campione riferisce un dolore di intensità superiore a 6 della Scala Analogica di Visualizzazione (V.A.S. range 0-10), cioè un dolore “invalidante”, nel 5% dei casi superiore a 8, quindi “totalmente invalidante”.
“Rispetto al problema del dolore i medici italiani vanno bocciati senza appello – dichiara il presidente di FederAnziani, Roberto Messina – Un anziano su due soffre di un dolore cronico, persistente, che limita, nel 12,5% dei casi, ogni autonomia negli atti della vita quotidiana; in base ai dati in nostro possesso, un anziano su dieci necessita di assistenza continua per svolgere le basilari attività quotidiane come lavarsi, vestirsi, mangiare, mentre è preclusa ogni possibilità di movimento autonomo, di spostamento dalla propria abitazione, di socializzazione. Insomma – prosegue Messina – stimiamo che 1.200.000 anziani siano reclusi agli arresti domiciliari, senza possibilità di condono o amnistia. E cosa viene fatto per questi condannati?”.
La risposta viene cercata nel medico di famiglia dalla maggioranza degli intervistati (76%) che gli si rivolge per un aiuto terapeutico, mentre solo il 10% ricorre allo specialista algologo. E quale aiuto ricevono questi pazienti? Tanto per cominciare nessuno degli intervistati assume un farmaco analgesico. Abbondano invece i farmaci antinfiammatori non steroidei che, se consentono da un lato una remissione del dolore, sebbene temporanea, dall’altro sono gravati da complicanze, nell’uso prolungato, anche severe. In particolare, l’uso dei FANS in associazione a terapie anticoagulanti o antiaggreganti può condurre ad eventi emorragici anche letali. Eppure quasi metà della popolazione anziana assume farmaci di tale classe, e il 64% del campione dell’indagine utilizza FANS quotidianamente. In base a tali dati il 25% della popolazione anziana risulta essere a rischio di eventi emorragici anche gravi.
Quanto alla percezione del sostegno ricevuto dalla classe medica, la maggior parte degli intervistati ritiene che il problema del dolore non riceva la dovuta attenzione: meno di un quinto del campione ritiene di ricevere attenzione da parte del personale medico e infermieristico, mentre la restante parte del campione è convinta che i medici non prestino sufficiente ascolto e che il loro problema non interessi a nessuno.
“Sicuramente la nostra indagine non è esaustiva – conclude Messina – ma fotografa una situazione reale di sottostima del problema da parte degli operatori sanitari e di disinformazione degli utenti in merito alla propria salute. Formazione quasi nulla per i medici, poca diffusione dei trattamenti domiciliari e mancanza di reparti nelle strutture pubbliche sono i deficit che allontanano il nostro Paese dalla realtà europea e mondiale. Occorre lottare ancora per abbattere i molti ostacoli che hanno bloccato e bloccano la diffusione della terapia del dolore in Italia, dove una fetta sempre più consistente della popolazione è anziana e quindi toccata da questo problema”.
FederAnziani a Monti: bene parole su servizi di cura, ma gli anziani ora vogliono fatti
Il Presidente di Federanziani Roberto Messina interviene in riferimento alle parole che il Presidente del Consiglio dei Ministri, Professor Mario Monti, ha dedicato oggi in Senato ai servizi di cura per gli anziani. “Federanziani, la Federazione delle associazioni della terza età” dichiara Messina “apprezza le parole espresse dal Presidente del Consiglio Monti sull’attenzione richiamata sui servizi di cura per gli anziani, preoccupazione crescente per le famiglie. Federanziani ricorda però che non è solo una preoccupazione: è uno stato di fatto. Gli anziani sono stanchi di parole e vogliono fatti, non possono più firmare cambiali in bianco. Hanno raschiato il fondo del barile dei loro risparmi per curarsi o per mantenere figli o nipoti privi di lavoro o con salari da terzo mondo”.
“L’invecchiamento della popolazione italiana cresce” prosegue Messina “infatti, nel 2030, il numero degli over 65 sorpasserà quello delle generazioni di mezzo. Una popolazione che invecchia ha bisogno di maggiore assistenza sanitaria, l’assistenza occorre dalla nascita e durante il declino, visto che nel tempo per vivere il sistema sanitario viene sfruttato poco. Le risorse per una popolazione che invecchia oggi già sono scarse e se si vuole conservare l’attuale livello sanitario occorre aumentare le risorse o aumentare la produttività o abbattere gli sprechi. Gli anziani ogni anno spendono per curarsi il 34% in più della media. L’anno scorso l’esborso medio secondo il Centro Studi Sic di Federanziani si è attestato a 1.102 euro, il 50% in più rispetto al 2000. Un salasso che ha pesato maggiormente sulle famiglie dei pensionati che hanno dovuto pagare di tasca propria circa 1.480 euro per i servizi sanitari e prodotti farmaceutici, pari a due mesi di pensione, cioè il 34% in più di una famiglia media. Di fronte a questi dati sappiamo che dobbiamo dare un tempo al nuovo governo per preparare un programma che ci porti ad un futuro migliore, ma quel tempo a disposizione è esiguo come è esigua la capacità di pazienza, dei risparmi e della salute”.
Il Presidente di Federanziani si rivolge al neo Presidente del Consiglio per chiedere subito provvedimenti. “Siamo disponibili a confrontarci su tutte queste tematiche e a permetterci di dare i nostri suggerimenti” conclude Messina, “bisogna tutelare chi paga le conseguenze di tutto questo, cioè le fasce più deboli della società, tra cui gli anziani, che non hanno disponibilità finanziarie per scegliere il mercato”.
Federanziani: bene l’impegno di Fazio su Piano nazionale diabete, ma attenzione alle ipoglicemie
<<Per i malati cronici e gli anziani di questo Paese è ormai indifferibile un piano nazionale per il diabete, ed è apprezzabile l’impegno del ministro Ferruccio Fazio in questa direzione>>. Lo dichiara il presidente di Federanziani, Roberto Messina, commentando le proposte emerse dal convegno “Il diabete in Italia. Strategie, fatti, dati e proposte per affrontare una moderna pandemia”.
<<La prevalenza del diabete – prosegue Messina – ha un’impennata dopo i 65 anni, fascia d’età in cui si collocano due terzi dei diabetici in Italia. Dai dati resi noti oggi apprendiamo che tra i 65 e i 74 anni la prevalenza è salita ulteriormente, passando dal 12,5% al 16,3% tra il 2000 e il 2009, rispetto al 4,9% della popolazione complessiva, per arrivare al picco del 19,8% oltre i 75 anni. Il processo d’invecchiamento della popolazione sempre più rapido porterà nell’arco dei prossimi anni ad una crescita esponenziale delle malattie croniche, e come sappiamo tra queste il diabete è la prima e la più temibile. Sebbene questa patologia sia oggi controllabile, va diagnosticata ed affrontata in tempo e soprattutto non sottovalutata, in quanto, se mal curata, rappresenta un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, per le infezioni, per le malattie oculari, per le malattie nervose, tutte fortemente invalidanti per la vita normale. Non va dimenticato, inoltre, il problema delle ipoglicemie. Nelle loro forme lievi, moderate e severe, le ipoglicemie oggi rappresentano un problema clinico, sociale, economico e sanitario da studiare attentamente. L’anziano spesso soffre di una ridotta sensibilità ai segni premonitori dell’ipoglicemia, che sono spesso ‘neuropsicopenici’: insonnia, deficit di attenzione, di memoria, vertigine, con riduzione delle capacità cognitive. Vogliamo richiamare l’attenzione su questo problema – sottolinea Messina – poiché l’ipoglicemia è una complicanza che influisce in maniera significativa sulla qualità di vita e di relazione sociale della persona diabetica anziana, condizionando nel contempo i familiari dello stesso. Tali dati devono fare riflettere sull’urgenza di agire tempestivamente e in maniera sinergica tra le rappresentanze civiche, i clinici, gli Istituti di ricerca e i decisori istituzionali.
Per questo – conclude Roberto Messina – Federanziani è pronta a dare il proprio contributo per la costruzione del Piano nazionale per il diabete, attraverso la propria federazione dislocata in tutto il territorio nazionale>>.
FederAnziani: metà dei malati cronici over 60 senza cure adeguate
Federanziani plaude al Ministro della Salute, Prof. Ferruccio Fazio, per aver riconosciuto che i malati oncologici ultrasessantenni sono discriminati nelle cure rispetto a quelli più giovani.
“È una triste notizia – commenta il presidente Roberto Messina – apprendere che l’80 per cento delle morti per tumore vengono osservate in pazienti che hanno più di 60 anni, anche se in ogni caso sappiamo che la sopravvivenza ai tumori in questa fascia di età è significativamente inferiore”.
L’Italia invecchia rapidamente, avverte Federanziani, e con fermezza denuncia che alla terza età il nostro paese non riserva attenzioni adeguate alla proporzione numerica degli anziani e al ruolo che questi giocano nella società.
Secondo la federazione, sono circa 8,4 milioni, su un totale di 12 milioni, gli anziani che sono affetti da almeno una patologia cronica, e la metà di loro non riesce ad avere cure adeguate alla propria condizione clinica. Tanto per fare un esempio, il 12% di quelli con meno di 70 anni non riceve cure per diminuire il colesterolo.
Secondo una ricerca effettuata negli archivi asl 2006/2008 relativi a 440.000 assistiti, il 70% degli anziani della penisola soffre di almeno una patologia cronica tra quelle più comuni.
Ogni anno 150.000 over 65 vanno a ingrossare le fila dei pazienti che hanno subito un infarto miocardico o un ictus. Altri 150.000 scoprono di avere il colesterolo alto, oltre 100.000 si ammalano di broncopneumopatia cronica ostruttiva, 60.000 sviluppano un disturbo depressivo; i nuovi casi di osteoporosi fra gli anziani sono 60.000 all’anno, quelli di diabete circa 45.000.
Un esercito di nuovi pazienti che però, spesso, non riceve cure adeguate. Il 12% dei pazienti al di sotto dei 70 anni e il 30% degli over 85, infatti, non riceve prescrizioni mediche per gli antiipertensivi e lo stesso accade per gli antiaggreganti, con il 17% di quelli con più di 85 anni. Pertanto, la popolazione invecchia nel disinteresse parziale o totale in merito alla condizione clinica degli anziani, tanto che non sempre vengono prescritti esami o terapie che potrebbero aiutarli a stare meglio. “Siamo sempre più trascurati dal servizio sanitario man mano che l’età avanza – prosegue Roberto Messina – Siamo di fronte ad un’esplosione di ‘ageismo’, ovvero la discriminazione in base all’età senza che nessuno faccia niente”.
I medici non ci fanno gli esami e non ci prescrivono i farmaci innovativi o esami particolari nella convinzione che sia inutile, vista l’età avanzata e, dunque, meglio risparmiare eventuali effetti collaterali nocivi.
Prendiamo il caso delle malattie cardio-cerebrovascolari, esemplificative perché riguardano oltre il 60% dei pazienti over 65. Sono le patologie più frequenti in questa fascia d’età eppure il 76% dei casi non viene trattato adeguatamente con i farmaci raccomandati dalle linee guida nazionali e internazionali”.
In merito alle malattie oncologiche è necessario perciò, secondo Federanziani, implementare tutti quegli interventi di prevenzione e diagnosi precoce che sono riconosciuti in oncologia, ma che fino ad oggi sono stati riservati alle persone giovani ed adulte, avendo spesso come “barriera” proprio l’età dei 65-70 anni. Questa barriera va abbattuta per offrire alle persone over 65 strumenti validi che possono salvare loro la vita. Perché, per esempio, escludere le donne che hanno più di 70 anni dalle mammografie di screening, se a 70 anni una donna ha una speranza di vita di 15 o anche di 20 anni? Il tumore della mammella, infatti, è molto più frequente a 70 anni che non a 50. E, se identificato precocemente, permette le stesse possibilità di sopravvivenza in una donna di 70 anni che in una più giovane. “È evidente che i costi economici di prevenzione, diagnosi precoce e terapia appropriata per gli anziani siano alti, ma è il tempo anche di dire che la percentuale di budget che dovrebbe andare alla Sanità del nostro paese, oltre che alla ricerca, deve essere notevolmente incrementata, come già avviene in altri paesi europei. Se invece vogliamo mandare gli anziani ‘a miglior vita’ per risparmiare denaro, per non pagare le pensioni – conclude Messina – Fate voi! L’importante è svegliarsi con la coscienza a posto”
FederAnziani, per gli anziani poveri della Capitale meglio un pacco dono che niente
“Ben venga ogni azione, per quanto limitata, a sostegno degli anziani in difficoltà economica, che in questi mesi di crisi vedono ridursi drammaticamente il loro potere d’acquisto”.
Così FederAnziani, commenta la decisione del Comune di Roma e dei sindacati di collaborare per inviare ai cittadini indigenti con più di 65 anni dei pacchi dono contenenti generi di prima necessità. “Certo avremmo preferito l’erogazione di buoni pasto regolari, magari destinati a una platea di 40.000, anziché 4.000 persone, ma di fronte alla situazione drammatica che vivono tanti anziani soli è meglio poco che niente. Sappiamo che gli anziani sono tra i più colpiti dalla crisi, quindi ci aspettiamo altre iniziative, più ampie e incisive. Un plauso particolare, infine, va ai sindacati – conclude Messina – che per realizzare quest’iniziativa hanno rinunciato a parte dei fondi loro destinati. Speriamo anche che nei meandri del bilancio del Comune di Roma si possano trovare fondi per ampliare questa iniziativa“.