Rassegna stampa – Web

(ASCA) – Roma, 7 feb – Di fronte all’ondata di grande gelo che sta investendo l’Italia, mettendo a dura prova il Servizio sanitario nazionale, FederAnziani vuole richiamare l’attenzione sui pericoli per la salute delle persone anziane e fornisce un decalogo per affrontare l’emergenza.

”Il grande freddo di questi giorni, con temperature scese quasi ovunque abbondantemente sotto lo zero, sta mettendo sotto stress la nostra Sanita’ – dichiara Roberto Messina, presidente di FederAnziani -. Negli ultimi 5 giorni, cioe’ dall’inizio dell’ondata di maltempo, si e’ registrato un vero boom di chiamate al 118, con un +30% nella sola citta’ di Milano, numeri preoccupanti in tutte le citta’ piu’ colpite: 16.000 chiamate a Roma, 7.300 a Torino, 6.000 a Bologna, solo per dare un’idea della gravita’ del momento.

Il gelo siberiano comporta per la salute degli anziani molti pericoli e per fare fronte a questa situazione e’ importante seguire delle norme di sicurezza, nelle quali e’ fondamentale il ruolo dei famigliari”.

FederAnziani riassume le norme in un decalogo: non uscire, e’ importante che gli anziani restino in casa, soprattutto la mattina presto e la sera; figli e nipoti si occupino di controllare la temperatura degli ambienti, regolandola sul valore ottimale di 19-22 gradi; evitare la dispersione di calore: sigillare se necessario le finestre con nastro apposito per evitare spifferi di freddo; evitare che l’aria diventi troppo secca: umidificare gli ambienti, riempiendo d’acqua le apposite vaschette dei radiatori.

Rispettare un’aderenza totale alle terapie: non dimenticare di assumere i farmaci di abitudine; assumere pasti e bevande calde; controllare con frequenza la temperatura corporea; non guidare; evitare di camminare sui marciapiedi coperti da lastre di ghiaccio e non abbandonare a se stessi gli anziani: i familiari verifichino costantemente se hanno bisogno di qualcosa. Si occupino di fare per loro la spesa, comprare i medicinali, preparare pasti caldi.

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Roma, 13 gen. (Adnkronos Salute) – “Secondo l’ultimo rapporto Influnet dell’Istituto superiore di sanità la curva epidemica dell’influenza ha iniziato la sua ascesa interessando in una settimana ben 169 mila persone. Dall’inizio della stagione quasi 1 milione di persone si è ammalato, ma il peggio deve ancora venire. Il picco dell’epidemia è previsto infatti per il mese di febbraio e proprio per questo è opportuno provvedere a vaccinarsi”. A lanciare l’allarme sui rischi dell’influenza stagionale è il presidente di Federanziani Roberto Messina, che invita, soprattutto le categorie a rischio, a vaccinarsi e le Regioni a estendere la campagna di vaccinazione anti-influenzale di 30 giorni.

“Non è tardi – sottolinea in una nota Messina – perché il vaccino agisce entro 10 giorni: si è ancora in tempo per mettersi al riparo da rischi che troppo spesso si tende a sottovalutare. Vaccinarsi in molti casi significa salvarsi la vita o prevenire pericolose complicanze. Ecco perché – aggiunge – è fondamentale per le categorie più a rischio, come gli anziani e i malati cronici, ricorrere quanto prima al vaccino per non farsi trovare in condizioni di rischiosa vulnerabilità. È l’invito del ministero della Salute ed è anche il nostro come associazione impegnata a difendere la salute e, in questo caso, la vita stessa degli anziani. Per questo mi rivolgo ai medici di medicina generale affinché ribadiscano ai loro pazienti l’importanza del vaccino anti-influenzale e li mettano in condizioni di comprendere quali sono i pericoli reali a cui possono andare incontro senza il vaccino”.

Il presidente di Federanziani rivolge infine un invito alle Regioni, affinché “estendano la campagna di vaccinazione anti-influenzale di 30 giorni per dare modo anche ai ‘ritardatari’ di usufruire di questo fondamentale strumento sanitario. Vogliamo ribadire a gran voce che per combattere l’influenza stagionale, una patologia ben nota e spesso troppo sottovalutata, l’unica arma efficace è la vaccinazione. E non possiamo tollerare – conclude Messina – che l’efficacia di questo strumento, che può salvare una vita, sia persa solo per una questione di superficialità”.

FamigliaCristiana.it

Liberalizzazione anche per crescita mercato ma c’e’ chi ne abusa

(ANSA) – ROMA, 16 DIC – Nonostante finora nel nostro paese la vendita dei farmaci abbia avuto meccanismi piu’ rigidi rispetto al resto d’Europa gli italiani hanno sempre manifestato una passione spesso eccessiva nei confronti delle medicine, che potrebbe essere aumentato dal passaggio di alcuni principi attivi alla vendita senza ricetta. Una fotografia del rapporto viene dai numeri: ogni mese piu’ di 150 mila confezioni vengono acquistate, e il 20% e’ destinato alla pattumiera. “Il rischio teorico che l’allargamento della platea dei farmaci acquistabili senza ricetta porti a un maggior acquisto c’e’ – spiega Anna Maria Marata, del Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria (ceveas) e uno dei curatori del rapporto Osmed sul consumo dei farmaci – molto dipendera’ da quali saranno i principi attivi oggetto della liberalizzazione. Bisogna anche tenere conto del fatto che con la crisi le famiglie stanno molto attente al proprio budget, quindi se i prezzi saranno molto piu’ bassi la possibilita’ di un aumento dell’uso inappropriato potrebbe crescere. Si prendano ad esempio gli inibitori di pompa protonica – prosegue l’esperta – gia’ ora vengono usati impropriamente per episodi di acidita’ di stomaco, quando invece andrebbero presi per problemi piu’ gravi. Se si trovassero al supermercato magari a prezzi bassi l’uso gia’ sbagliato aumenterebbe. Lo stesso di scorso si puo’ fare per i farmaci antidolore, che spesso gia’ ora sono venduti senza ricetta anche se ne avrebbero bisogno”. I dati dei primi nove mesi dell’anno raccolti dal rapporto Osmed parlano di quasi 1,4 milioni di confezioni di farmaci vendute, con un aumento rispetto allo stesso periodo del 2010 dell’1,8%. All’interno di questa cifra, che riguarda tutti i tipi di medicine, le vendite di farmaci per automedicazione, cioe’ che non hanno bisogno di ricetta, sono cresciute molto di piu’, del 3,7%. Questo nonostante diverse ricerche, da quella pubblicata da Federanziani a quella dell’Osservatorio farmaci e salute del Movimento Consumatori indichino tra il 10% e il 30% la porzione di compresse, spray e sciroppi che in media finisce nei rifiuti. “Il problema e’ di solito si usano un paio di compresse e poi si lascia il farmaco nell’armadietto – conferma Marata – solo che questi principi attivi poi scadono. Un acquisto maggiore porterebbe quindi anche a un maggiore spreco”. Che l’allargamento della vendita non sia comunque sinonimo di inappropriatezza lo dimostrano i dati del resto d’Europa, dove gia’ molti farmaci che da noi sono ora vendibili solo con la ricetta non hanno limitazioni. In valore assoluto l’Italia e’ al terzo posto per spesa farmaceutica, dietro Francia e Germania, ma per alcune classi come appunto gli inibitori di pompa o gli antibiotici siamo al primo posto per consumo. Il nostro farmaco piu’ venduto, l’atorvastatina, e’ al vertice della classifica anche in Inghilterra e in Spagna, e al secondo posto in Francia, ma in Germania e’ al numero 101. Il paracetamolo va per la maggiore da noi, dove e’ sesto, mentre in Francia e’ primo e in Germania e’ al numero 43: “E’ molto difficile confrontare i sistemi europei, che tra loro sono diversi – sottolinea l’esperta – quello che si puo’ dire per il nostro pero’ e’ che il farmacista rimane un punto cardine: loro hanno le capacita’ professionali per consigliare il paziente e per evitare gli usi inappropriati”. (ANSA).

In dieci anni salito il numero delle ricette. Nel 2010 spesi 1.800 euro pro capite.

Per ogni cittadino lo Stato spende 1.800 euro all’anno in prestazioni sanitarie. Per una spesa totale che nel 2010 è arrivata a 109 miliardi di euro. A diffondere questi dati il compendio Sic – Sanità in cifre – 2010 presentato oggi, secondo cui negli ultimi 10 anni la spesa sanitaria totale è quasi raddoppiata passando da 62,6 miliardi del 2000 alla cifra di 109, con una spesa pro capite che nel 2009 è stata di 1.816 euro.

Aumentata la spesa privata

Non è solo la spesa pubblica a essere salita, però. Con l’aumento dei ticket – passati da una media di 14,34 a una di 16,56 – sono aumentati gli esborsi anche per i privati cittadini. Che, rispetto a dieci anni fa si sottopongono a un numero sempre maggiore di accertamenti clinici e prestazioni sanitarie.

Il boom delle ricette

Il fatto è certificato dall’esplosione del numero di ricette emesse in un anno, passato dai 351 milioni nel 2000 a 471 milioni nel 2010. In totale sono salite tutte le prestazioni sanitarie, arrivate a un totale di 1 miliardo e 335 milioni: come se ogni cittadini si sottoponesse a 22,24 prestazioni all’anno. Fenomeno preoccupante, se osservato dal punto di vista della spesa, e che non è compensato sufficientemente dall’abbassamento del numero dei giorni di degenza per i pazienti ricoverati.

Più farmaci per tutti

Solo per i farmaci di fascia A, nel 2010 lo Stato ha sborsato quasi 13 miliardi,  i cittadini 4 miliardi e 215 milioni di euro.

Più strutture pubbliche

C’è infine un altro fenomeno fotografato da Sic Sanità, elaborato da FederAnziani con l’Università di Roma Tor Vergata e la Cattolica, e cioè l’aumento delle strutture sanitarie private rispetto a quelle pubbliche.  Secondo lo studio, a fronte dell’effettiva riduzione delleseconde (passate da 4.210 nel 2006 a 3.887 nel 2008) sono cresciute di quasi il 15% le private residenziali, passate da 3.493 a 3.90.

IPASVI.it

15/12/2011 – Presentato il Compendio Sic 2010. Aumenta la speranza di vita e diminuiscono i ricoveri. Nell’ultimo anno i cittadini hanno pagato oltre 130 milioni di ticket.

A fronte di un aumento della speranza di vita e di una diminuzione dei ricoveri, crescono inesorabilmente i costi e soprattutto gli sprechi.
A questa conclusione è arrivato il Centro studi di Federanziani che mercoledì 14 dicembre ha presentato a Roma il Compendio Sic Sanità in cifre 2010, realizzato in collaborazione con il Ceis dell’Università di Tor Vergata e con la Facoltà di Economia della Cattolica. Dopo la Relazione sullo stato sanitario del Paesepresentata il giorno prima dal ministro della Salute, un altro “volumetto” di oltre 750 pagine zeppo di numeri, grafici e tabelle che dà anch’esso un panorama della sanità italiana, raccogliendo informazioni da diverse fonti ed elaborandole.
I dati del Compendio, per la verità, non sembrano coincidere del tutto con quelli forniti dalla Relazione del ministero e questo conferma ancora una volta che vanno valutati, contestualizzati e interpretati.
Così, per esempio, il Compendio Sic 2010 indica, dichiarando di elaborare dati del ministero, che nel 2008 il personale infermieristico dipendente dal Ssn ammontava a 260.787 unità, mentre la Relazione sullo stato sanitario ne dà 311.188 nel 2009.
Sale l’indice di vecchiaia
Ciò premesso, le tabelle del Compendio (giunto alla quinta edizione) confermano l’allungarsi della speranza di vita. Ne consegue un aumento dell’incidenza della popolazione della terza età sulla popolazione complessiva e un innalzamento dell’indice di vecchiaia da 141,5 nel 2007 a 143,8 nel 2009. Contraltare di questo processo, la diminuzione del saldo naturale che nel 2010 si attesta a –25.544, con un tasso di crescita che segue la stessa tendenza (–0,4).
Diminuiscono personale e strutture sanitarie
Il numero delle strutture ambulatoriali e dei laboratori sul territorio italiano è sceso dalle 4.120 del 2006 a 3.887 del 2008, mentre è cresciuto quello delle strutture accreditate private residenziali, passate da 3.493 a 3.901 nello stesso arco di tempo. Per quanto concerne il numero dei dipendenti del Ssn, il Sic 2010 registra la perdita di 14.128 lavoratori rispetto al 2006 (su un totale di 638.459 dipendenti effettivi), frutto dei provvedimenti restrittivi sulle assunzioni del personale medico e sanitario finalizzati al contenimento della spesa pubblica. Forte la diminuzione delle giornate di degenza, ridotte di quasi 6 milioni.
A fronte di questa riduzione esplodono però le prestazioni per branca specialistica, salite a 1 miliardo e 335 milioni nel 2008: come dire che ogni cittadino si sottopone a 22,24 prestazioni per anno, con un incremento complessivo di ben 48 milioni rispetto al 2006.
Aumenta la spesa
In dieci anni, sottolinea Federanziani, la spesa sanitaria è passata da 62,6 miliardi a 109 miliardi di euro, con un incremento di ben 47 miliardi, mentre la spesa pro capite nazionale è passata da 1.506 euro del 2007 a 1.816 annui nel 2009.
In un anno +15% del ticket sui farmaci
Il numero delle ricette mediche è aumentato, negli ultimi dieci anni, di ben 220 milioni, arrivando nel 2010 a 571 milioni dai 351 del Duemila. Ipotizzando, come fa il Centro studi Federanziani, che il costo sostenuto dallo Stato per stampa, acquisizione e archiviazione sia di un solo euro a ricetta, il conto è presto fatto: più di mezzo miliardo.
Per le sole pillole, invece, nel 2010 il costo per lo Stato, ovvero la classe A (Ssn lorda) è arrivato, calcola il Sic, a 12.985 milioni e la spesa a carico dei cittadini per l’acquisto privato (classi A, C, Sop e Otc) è arrivata a 4 miliardi e 215 milioni.
Per quanto riguarda i ticket, nell’ultimo anno i cittadini hanno dovuto sborsare, segnala il Compendio, oltre 130 milioni di euro, passando da un ticket medio pro capite di 14,34 euro nel 2009 ai 16,56 euro nel 2010, con un aumento del 15% in un solo anno. «Unico dato confortante per i farmaci», dice Federanziani, quello che negli ultimi quattro anni la spesa pro capite per i farmaci equivalenti (cittadino e Ssn) è passata da 29,7 euro nel 2006 a 51,2 nel 2009, segnando un incremento del 72%.
Un miliardo di sprechi da recuperare
Meno confortante un dato sul fronte dei conti economici regionali: il Centro studi Federanziani, puntando la lente sui bilanci delle Asl, Ao e degli istituti di ricerca, attraverso l’analisi dei conti economici delle Regioni e, in particolare, delle voci dei costi per lavanderia, pulizia, mensa, utenze telefoniche e premi assicurativi, è arrivato alla conclusione che le sole cinque voci prese in esame costano agli italiani 3,68 miliardi di euro che vengono “sprecati” per oltre 1,1 miliardi, cioè quasi il 30%. «Occorre essere più incisivi nella guerra agli sprechi – è il commento di Roberto Messina, presidente di FederAnziani – adottando misure semplici e razionali, migliorando la comunicazione tra Asl e Asl, ponendo rimedio, insomma, a una serie di storture che il Compendio Sic Sanità in cifre mette in evidenza».

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Esplode in Italia la spesa per le prestazioni sanitarie specialistiche, è boom di ricette. Ogni anno sono in media 22 le prestazioni a cui ogni cittadino italiano viene sottoposto. Nel 2008 la spesa complessiva è stata di 1 miliardo e 335 milioni di euro.

I numeri presentati oggi nel Compendio Sic Sanità 2010 farebbero rabbrividire il più trasandato degli amministratori. Il centro studi Sic di FederAnziani, il Ceis dell’Università di Tor Vergata e la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica hanno spulciato le banche dati del mistero della Salute e delle Regioni, ma hanno anche monitorato i bilanci di Asl, Ao e Irccs.

La spesa sanitaria negli ultimi 10 anni è passata dai 62,6 miliardi a 109 miliardi di euro. Nel 2009 la spesa pro capite è stata 1.816 euro nonostante migliori l’aspettativa di vita e si riducano i ricoveri.Un dato altrettanto impressionante è relativo al numero delle ricette, negli ultimi 10 anni è aumentato di 220 milioni. Nel 2010 le prescrizioni sono arrivate al numero impressionante di 571 milioni, mentre nel 2000 ne bastavano 351 milioni.Calano le giornate di degenza (6 milioni in meno) ma s’impennano le prestazioni specialistiche. Nel solo 2008 sono costate circa 1 miliardo e 355 milioni (+ 48 milioni rispetto alla 2006). Insomma, fatta la media, ogni cittadino italiano è stato sottoposto a 22,2 prestazioni l’anno.Parlando di farmaci, quelli di classe A (rimborsati dal Ssn) sono costati nel 2010 quasi 13 miliardi di euro, mentre i cittadini hanno speso 4 miliardi e 215 milioni di euro per acquisti privati dei farmaci A, C, Sop e Otc.Sempre in merito ai farmaci, la spesa pro capite (privato e Ssn) relativa ai generici (equivalenti) è passata da 29,7 euro del 2006 a 51,2 euro del 2009.C’è poi un dato che fa pensare, quello relativo alle strutture sanitarie pubbliche. Quest’ultime nel 2006 erano 4.210, nel 2008 sono calate a 3.887. Il calo è quindi evidente ma è altrettanto evidente l’aumento delle strutture residenziali private che sono passate da 3.493 a 3.901.

Il farmacista online.it

In 10 anni sono state effettuate 220 mln di prescrizioni in più, mentre il numero delle prestazioni specialistiche tocca quota 1mld e335 mln, vale a dire 22,24 prestazioni annue per ogni cittadino. È quanto emerge dal Compendio del centro studi Sic di FederAnziani presentato oggi a Roma.

14 DIC - Aumenta la speranza di vita e si riducono i ricoveri. Ma crescono costi, sprechi e numero delle prestazioni specialistiche, che toccano quota 1 miliardo 335 milioni, vale a dire 22,24 prestazioni annue per ogni cittadino. Esplode, inoltre, il numero delle ricette, con 220 milioni di prescrizioni in più nel giro degli ultimi 10 anni, senza capire quanto costa ogni registrazione’.

Sono questi in sintesi i risultati del Compendio ‘Sic-Sanita’ in cifre 2010′ – elaborato dal centro studi Sic di FederAnziani in collaborazione con il Ceis dell’Università di Tor Vergata e con la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – che ha messo sotto osservazione i bilanci di Asl, Ao, Irccs e le banche dati del Ministero della Salute, delle Regioni.

Dall’indagine, presentata questa mattina in Senato, emerge che a fronte di una diminuzione delle giornate di degenza, con un numero pari a quasi 6 milioni di giornate in meno, esplodono le prestazioni per branca specialistica, pari a 1 miliardo 335 milioni di prestazioni effettuate nel 2008, come dire che ogni cittadino si sottopone a 22,24 prestazioni per anno, con un incremento rispetto al 2006 di ben 48 milioni di prestazioni. Dal punto di vista economico, in dieci anni la spesa sanitaria è passata da 62,6 miliardi di euro a 109 miliardi di euro, con un incremento di ben 47 miliardi di euro.

“Occorre essere più incisivi nella guerra agli sprechi – ha dichiarato Roberto Messina, presidente di FederAnziani – adottando misure semplici e razionali, migliorando la comunicazione tra Asl e Asl, ponendo rimedio, insomma, a una serie di storture che il Compendio Sic Sanità in cifre mette in evidenza”.

Secondo i dati del Compendio il numero delle ricette, negli ultimi 10 anni, è aumentato di 220 milioni di unità, arrivando nel 2010 a 571 milioni di prescrizioni, quando nel 2000 se ne compilavano 351 milioni. Il centro studi ipotizza che il costo che lo Stato sostiene per stampa, acquisizione e archiviazione di questi 571 milioni di ricette ad un solo euro cad., ammonti a oltre mezzo miliardo di euro.

Per le sole pillole, invece, nel 2010 il costo per lo Stato, ovvero la classe A, è arrivata a 12.985 milioni e la spesa a carico dei cittadini per l’acquisto privato (A, C, Sop e Otc) è arrivata alla somma di 4 miliardi 215 milioni. Salgono vertiginosamente le spese per i farmaci di Asl, Aziende ospedaliere, Ria e penitenziari, superando la quota di 7 miliardi di euro. Nell’ultimo anno sul versante ticket si è provveduto, nostro malgrado, a sfilare dalle tasche dei cittadini oltre 130 milioni di euro, passando da un ticket medio pro capite di 14,34 euro nel 2009 ai 16,56 euro nel 2010, ovvero +15% in un solo anno. Unico dato confortante per i farmaci: negli ultimi quattro anni la spesa pro capite per i farmaci equivalenti (cittadino e Ssn) è passata da 29,7 euro nel 2006 a 51,2 nel 2009, segnando un +72%.

Sul fronte dei conti economici delle strutture sanitarie regionali è emerso che le voci dei costi per lavanderia, pulizia, mensa, utenze telefoniche e premi assicurativi costano agli italiani 3,68 miliardi di euro che vengono “sprecati” per oltre 1,1 miliardi (quasi il 30%).

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Esplode in Italia la spesa per leprestazioni sanitarie specialistiche: è boom di ricette!

Le prestazioni specialistiche, infatti, toccano quota 1 miliardo 335 milioni, mentre di ricette, che nel 2010 sono arrivate a 571 milioni, adesso se ne contano 220 milioni in più nel giro degli ultimi 10 anni.

E’ questo quanto emerso dai dati contenuti nel volume “Sanità in cifre 2010“, elaborato dal centro Studi di Federanziani, in collaborazione con il CEIS di Tor Vergata e con la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Secondo l’indagine, se da un lato si riducono le giornate di degenza, quello che emerge è come ci sia un aumento vertiginoso delle prestazioni specialistiche, considerato che nel 2008, come dicevamo prima, ne sono state infatti effettuate 1 miliardo 335 milioni di prestazioni, con un incremento rispetto al 2006 di ben 48 milioni di prestazioni.

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A metterlo in luce un rapporto della Sic Federanziani. Nel solo 2010 emesse ben 571 milioni di ricette

Uno studio elaborato dal centro Studi di Federanziani, in collaborazione con il CEIS di Tor Vergata e con la Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, e pubblicato nel volume “Sanità in cifre 2010”, mette in risalto come in Italia crescono il numero delle prestazioni specialistiche, che toccano quota 1 miliardo 335 milioni, consequenzialmente esplode il numero delle ricette, che nel 2010 sono arrivate a 571 milioni, 220 milioni di prescrizioni in più rispetto gli ultimi 10 anni.

L’unità.it

(ANSA) – ROMA, 14 DIC – In Italia crescono il numero delle prestazioni specialistiche, che toccano quota 1 miliardo 335 milioni, ed “esplode” il numero delle ricette, che nel 2010 sono arrivate a 571 milioni, 220 milioni di prescrizioni in piu’ nel giro degli ultimi 10 anni. Sono solo alcuni dei dati contenuti nel volume “Sanita’ in cifre 2010″, elaborato dal centro Studi di Federanziani, in collaborazione con il CEIS di Tor Vergata e con la Facolta’ di Economia dell’Universita’ Cattolica del Sacro Cuore. Secondo l’indagine, presentata questa mattina in Senato, se da un lato si riducono le giornate di degenza quello che emerge e’ un aumento vertiginoso delle prestazioni specialistiche, considerato che nel 2008 ne sono state infatti effettuate 1 miliardo 335 milioni di prestazioni, con un incremento rispetto al 2006 di ben 48 milioni di prestazioni. In sintesi, e’ come se ogni cittadino effettuasse una media di 22,24 prestazioni l’anno. Per quanto riguarda le ricette, invece, il centro studi ipotizza che il costo che lo Stato sostiene per stampa, acquisizione e archiviazione di questi 571 milioni di ricette ammonti a oltre mezzo miliardo di euro. Dall’indagine viene fuori, inoltre, che nell’ultimo anno sul versante ticket i cittadini hanno speso oltre 130 milioni di euro, passando da un ticket medio pro capite di 14,34 euro nel 2009 ai 16,56 euro nel 2010, con aumento dunque di circa il 15% in un solo anno.(ANSA).