Comunicati
25/02/2009
SANITA’. CENTRO STUDI SIC: RAZIONALIZZARE LO SPRECO DI SANGUE NELLE STRUTTURE OSPEDALIERE
Oggi si è riunito a Roma il direttivo del centro studi composto da ematologi ed esperti di economia sanitaria del Centro Studi Sic di Federanziani, per presentare una ricerca conclusa esaminando e rielaborando alcuni dati contenuti nell’ultimo rapporto “Rapporto Sangue” dell’Istituto Superiore di Sanità. Il Presidente Roberto Messina, presente alla riunione, nell’illustrare i dati del lavoro svolto dal gruppo, ha dichiarato: “Dobbiamo creare una banca per coprire le esigenze. La questione è duplice. Da un lato le esigenze sono sempre più impellenti: nella cura dei tumori oggi si va sempre più in profondità, si fanno più operazioni per curarli del tutto, e per questo c’è bisogno di più sangue. Poi ci sono i trapianti, per esempio di fegato: anche per quelli serve sangue. Dall’altra parte abbiamo un parco donatori che è stabile, intorno ai 6500 per quello che riguarda l’istituto, ma che invecchia e quindi può donare meno. Da qui il dato che vede le donazioni diminuite del 15 per cento negli ultimi quattro anni”.
Nell’approfondire l’analisi della ricerca, il dato preoccupante che emerge nei dati dell’ISS, nel 2006 è che le unità segnalate come non utilizzate sono state in totale 479.032, con un incremento del 2,4% circa rispetto al 2005. Il 60% di esse è rappresentato dalle unità scadute nel servizio (83% piastrine); risultano aumentate del 7% le emazie scadute nel servizio, mentre sia il sangue intero (-13%) che le piastrine (-3%) sono diminuite. Le unità non utilizzate per cause tecniche, voce che include anche le unità usate per i controlli di qualità, sono aumentate del 26% e rappresentano il 25% delle unità non utilizzate totali. Il 12% delle unità non è stato usato per cause correlate alla salute del donatore. In particolare, per quanto riguarda le emazie, emerge inoltre che il quantitativo più elevato di emazie non utilizzate riguarda le unità scartate per scadenza (aumentate del 6% rispetto alla precedente rilevazione) e le unità non usate per cause sanitarie e pari a circa 38.000 unità. Le emazie non utilizzate per cause tecniche rappresentano il 19% delle emazie non usate in totale e sono aumentate rispetto al 2005 del 18%; sono aumentate del 35% le emazie non utilizzate perché richieste e restituite dopo scadenza senza essere usate. “Data la grande mancanza di sangue rimaniamo attoniti di fronte a simili dati, chiediamo pertanto al Ministro della Salute Sacconi di intervenire per evitare tale spreco nelle strutture ospedaliere, ed obbligare il personale sanitario a restituire le quantità di emazie nei tempi più consoni per permettere il riutilizzo per altri pazienti. E’ emerso inoltre dal gruppo di studiosi, la necessità di proporre nuove strategie al fine di pensare seriamente ad una revisione del conto lavorazione non più nazionalizzata verso terzi, ma regionalizzata per andare incontro ai nuovi modelli sanitari incentrati sul federalismo sanitario”. Ha continuato Roberto Messina.
“Analizzando poi i momenti più critici nella donazione, si è visto che Gennaio e Agosto: tra ferie, festività che comportano qualche stravizio, che rende impossibile la donazione, e influenza invernale sono i mesi in cui ci si trova più alle strette”. “Pertanto la proposta che ci sentiamo di lanciare alle Istituzioni per porre rimedio e sopperire alla mancanza nei periodi di carenza, è quella che prevede il congelamento del sangue: per poterlo trasfondere all’occorrenza. Il sangue donato altrimenti si conserva per un periodo di tempo limitato e poi non può più essere trasfuso. Per ora la congelazione si fa solo per il sangue del cordone ombelicale”. Ha concluso Roberto Messina