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Bambini malati: Dal pediatra con i nonni
La Federanziani prende parte al primo Congresso sulle cure primarie pediatriche, in svolgimento a Tel Aviv, lo fa per affermare la centralità del ruolo sociale ed educativo dei nonni. È in crescente e costante aumento il numero dei nonni che accompagna i nipoti dal pediatra, supportando, anche in questo modo, i genitori lavoratori, i dati raccolti rivelano che rispetto alle visite mattutine ben il 63% delle volte sono i nonni ad accompagnare i bambini, durante quelle pomeridiane l’assistenza dei nonni è pari al 48%. I nonni fanno da infermieri ed intervengono spesso nella cura dei nipotini, i dati sottolineano che in caso di malattia esantematica il 69% dei nonni si fa carico di seguire il nipote nel corso della malattia.
Nonni risorsa sociale, sostegno familiare, educatori, confidenti e pilastri della società. Ecco il ritratto che emerge dalla partecipazione dei nonni alla vita delle neo famiglie.
Il ricorso all’aiuto dei nonni è spesso obbligato, in molte famiglie moderne la “necessità” di lavorare costringe tanto il papà quanto la mamma a sostenere ritmi serrati, spesso difficilmente conciliabili con le esigenze dei figli.
La crisi economica ed occupazionale non solo inibisce la flessibilità del lavoro, ma spesso impedisce ai neo genitori il ricorso ad un aiuto esterno, in pratica il caro vita rende di frequente insostenibile il prezzo di una tata … ecco che i nonni devono tornare giovani e trovare l’energia, il coraggio e la forza di accudire i nipoti.
È auspicabile una migliore attenzione alle condizioni delle famiglie medie italiane, dove “gli anziani genitori” sono chiamati a fare da ammortizzatore sociale e dove, sempre più spesso, il lavoro diviene ragione di necessario e “appena sufficiente” sostentamento.
Dinnanzi a tutte le difficoltà socio economiche che le giovani famiglie sempre più frequentemente subiscono, è poca cosa dire “Meno male che ci sono i nonni” … tuttavia, questa realtà dei “nonni fonte di assistenza e sostegno”, che decisamente dovrebbe trovare un diverso riscontro politico ed istituzionale, è l’unica risorsa di moltissime famiglie.
Salute: in 2 casi su 3 nonni portano bimbi da pediatra e se ne prendono cura
I DATI DI FEDERANZIANI, SEMPLIFICARE PRESCRIZIONI
Tel Aviv, 11 mag. (Adnkronos/Adnkronos Salute) – Sono i nonni, ormai sempre piu’ vicegenitori a tutti gli effetti, a portare il bimbo dal pediatra. E a prendersene cura, soprattutto se il piccolo di casa si ammala di varicella, morbillo o altre patologie diffuse nell’infanzia. Accade in due casi su tre, secondo i dati di Federanziani, diffusi durante il I Congresso internazionale sulle cure primarie pediatriche, che si apre oggi a Tel Aviv.
“Durante la mattina – spiega Roberto Messina, presidente di Federanziani – il 63% delle volte sono i nonni a portare i nipoti dal pediatra, nel pomeriggio la percentuale scende al 48%. Ma quando il bambino si ammala di una malattia esantematica, allora a prendersene cura nel 69% dei casi sono ancora i nonni”. Dati alla mano,Federanziani chiede “schede di spiegazioni delle prescrizioni per rendere piu’ facile la lettura delle terapie ai nonni che poi dovranno passare la palla ai genitori”.
(Mad/Ct/Adnkronos) 11-MAG-11 16:28
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Lavoro: Federanziani, si profila stangata per terziario
(AGI) – Roma, 14 apr. – Una vera e propria stangata si prepara per i lavoratori del settore terziario in seguito all’entrata in vigore del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, sottoscritto il 6 aprile 2011 da Confcommercio insieme alla Fisascat Cisl e La Uiltucs Uil. D’ora in poi, infatti, i costi legati alle assenze per malattia saranno sempre piu’ “spalmati” sulle spalle dei lavoratori. E’ l’allarme lanciato dal centro studi Sic di FederAnziani, che ha passato al vaglio il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, rilevandone le gravi implicazioni economiche per i dipendenti.
In precedenza, spiega FederAnziani, in caso di malattia, il dipendente raggiungeva i seguenti livelli di indennita’, calcolata in percentuale sulla retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro: 100% nei primi tre giorni, 75% per i giorni dal 4¯ al 20¯ e 100% per i giorni successivi al 21¯. Il nuovo contratto prevede che per i primi due eventi di malattia nell’anno solare l’integrazione INPS-datore di lavoro continui a essere pari al 100% della retribuzione; la percentuale riconosciuta al lavoratore in coincidenza del terzo evento di malattia durante il periodi di carenza, con decorrenza 1 aprile 2011 e’ fissata nella misura del 66%. A partire dal quinto evento, il datore di lavoro non dovra’ piu’ pagare i primi tre giorni, che sono decurtati al lavoratore. Il meccanismo di calcolo “a scalare” della carenza di malattia decorre dal 1 aprile 2011. (AGI) Red/Ila 141705 APR 11
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FederAnziani a lavoratori commercio: costi giornate lavoro perse per malattia da domani a vostro carico
Una vera e propria stangata si prepara per i lavoratori del settore terziario in seguito all’entrata in vigore del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, sottoscritto il 6 aprile 2011 da Confcommercio insieme alla Fisascat Cisl e La Uiltucs Uil.
D’ora in poi, infatti, i costi legati alle assenze per malattia saranno sempre più “spalmati” sulle spalle dei lavoratori.
E’ l’allarme lanciato dal centro studi SIC di FederAnziani, che ha passato al vaglio il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, rilevandone le gravi implicazioni economiche per i dipendenti. In precedenza, in caso di malattia, il dipendente raggiungeva i seguenti livelli di indennità, calcolata in percentuale sulla retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro: 100% nei primi tre giorni, 75% per i giorni dal 4° al 20° e 100% per i giorni successivi al 21°.
Il nuovo contratto prevede che per i primi due eventi di malattia nell’anno solare l’integrazione INPS-datore di lavoro continui a essere pari al 100% della retribuzione; la percentuale riconosciuta al lavoratore in coincidenza del terzo evento di malattia durante il periodi di carenza, con decorrenza 1 aprile 2011 è fissata nella misura del 66%. A partire dal quinto evento, il datore di lavoro non dovrà più pagare i primi tre giorni, che sono decurtati al lavoratore. Il meccanismo di calcolo “a scalare” della carenza di malattia decorre dal 1 aprile 2011.
“La nuova norma nasce per prevenire abusi da parte dei lavoratori nella fruizione dei permessi di malattia, ma gli effetti rischiano di essere pesanti per tutti quei lavoratori onesti che si ammalano più volte nel corso dell’anno” spiega il presidente di FederAnziani Roberto Messina. Penso in particolare ai malati cronici che, comunque, appena possono sono presenti al loro posto dl lavoro.
Secondo una stima del centro studi SIC FederAnziani, le assenze dovute alla sola influenza nel corso dell’anno ammontano a oltre 32 milioni di giornate, con un costo pari a circa 3 miliardi di euro per aziende, stato e famiglie. “Una cifra che col nuovo contratto si sposterà sempre più sulle spalle dei lavoratori e delle famiglie – spiega Messina -. I lavoratori vedranno decurtato il loro stipendio a partire dal quinto evento di malattia”.
“Dunque – prosegue Messina - l’unico consiglio che si possa rivolgere ai lavoratori è essenzialmente quello di vaccinarsi; a tal fine può essere utile quindi premere per ottenere degli accordi per la vaccinazione gratuita dei dipendenti, a carico delle aziende o dell’INPS. Detto ciò, viene da chiedersi che colpa abbia un lavoratore che si ammala sei volte nel corso dell’anno, una volta accertato che non si tratti di furbizia ma di vera e propria malattia”.
Sempre secondo le rilevazioni del centro studi SIC tre quarti dei lavoratori non si vaccina mai. Ad essere carenti nella prevenzione sono proprio le categorie impiegate nel terziario: solo il 23% si vaccina annualmente, il 13% lo fa saltuariamente e ben il 64,1% non lo ha mai fatto. Il danno per i datori di lavoro è di 1,9 miliardi, a cui bisogna aggiungere le mancate entrate dell’Inps, i costi del Ssn e delle famiglie per le cure, la mancata produzione, il lavoro dei medici, ecc. “Per abbattere queste cifre non si può far altro che incoraggiare con specifiche campagne di sensibilizzazione i lavoratori a vaccinarsi, rendere facile ed accessibile la vaccinazione. FederAnziani ha calcolato che se si riuscisse ad immunizzare i 23 milioni di lavoratori italiani si spenderebbero 117 milioni di euro (5 euro per dose), ma i risparmi reali sarebbero almeno di dieci/quindici volte superiori. E d’ora in poi questo significa risparmi e tutela soprattutto per i lavoratori”.
FederAnziani a lavoratori del commercio:giornate lavoro malattia vostro carico
Una vera e propria stangata si prepara per i lavoratori del settore terziario in seguito all’entrata in vigore del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, sottoscritto il 6 aprile 2011 da Confcommercio insieme alla Fisascat Cisl e La Uiltucs Uil. D’ora in poi, infatti, i costi legati alle assenze per malattia saranno sempre più “spalmati” sulle spalle dei lavoratori. E’ l’allarme lanciato dal centro studi SIC di FederAnziani, che ha passato al vaglio il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, rilevandone le gravi implicazioni economiche per i dipendenti. In precedenza, in caso di malattia, il dipendente raggiungeva i seguenti livelli di indennità, calcolata in percentuale sulla retribuzione giornaliera netta cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro: 100% nei primi tre giorni, 75% per i giorni dal 4° al 20° e 100% per i giorni successivi al 21°. Il nuovo contratto prevede che per i primi due eventi di malattia nell’anno solare l’integrazione INPS-datore di lavoro continui a essere pari al 100% della retribuzione; la percentuale riconosciuta al lavoratore in coincidenza del terzo evento di malattia durante il periodi di carenza, con decorrenza 1 aprile 2011 è fissata nella misura del 66%. A partire dal quinto evento, il datore di lavoro non dovrà più pagare i primi tre giorni, che sono decurtati al lavoratore. Il meccanismo di calcolo “a scalare” della carenza di malattia decorre dal 1 aprile 2011. “La nuova norma nasce per prevenire abusi da parte dei lavoratori nella fruizione dei permessi di malattia, ma gli effetti rischiano di essere pesanti per tutti quei lavoratori onesti che si ammalano più volte nel corso dell’anno” spiega il presidente di FederAnziani Roberto Messina. Secondo una stima del centro studi SIC FederAnziani, le assenze dovute alla sola influenza nel corso dell’anno ammontano a oltre 32 milioni di giornate, con un costo pari a circa 3 miliardi di euro per aziende, stato e famiglie. “Una cifra che col nuovo contratto si sposterà sempre più sulle spalle dei lavoratori e delle famiglie – spiega Messina -. I lavoratori vedranno decurtato il loro stipendio a partire dal quinto evento di malattia. Dunque i consigli che si possono rivolgere loro in caso di influenza sono due: anzitutto vaccinarsi, quindi premere per ottenere degli accordi per la vaccinazione gratuita dei dipendenti, a carico delle aziende o dell’INPS. Detto ciò, viene da chiedersi che colpa abbia un lavoratore che si ammala sei volte nel corso dell’anno, una volta accertato che non si tratti di furbizia ma di vera e propria malattia”. Sempre secondo le rilevazioni del centro studi SIC tre quarti dei lavoratori non si vaccina mai. Ad essere carenti nella prevenzione sono proprio le categorie impiegate nel terziario: solo il 23% si vaccina annualmente, il 13% lo fa saltuariamente e ben il 64,1% non lo ha mai fatto. Il danno per i datori di lavoro è di 1,9 miliardi, a cui bisogna aggiungere le mancate entrate dell’Inps, i costi del Ssn e delle famiglie per le cure, la mancata produzione, il lavoro dei medici, ecc. “Per abbattere queste cifre non si può far altro che incoraggiare con specifiche campagne di sensibilizzazione i lavoratori a vaccinarsi, rendere facile ed accessibile la vaccinazione. FederAnziani ha calcolato che se si riuscisse ad immunizzare i 23 milioni di lavoratori italiani si spenderebbero 117 milioni di euro (5 euro per dose), ma i risparmi reali sarebbero almeno di dieci/quindici volte superiori. E d’ora in poi questo significa risparmi e tutela soprattutto per i lavoratori”.





